Campionato ungherese 2017-2018. Con un pari, Gyöngyösi e Ferencváros eviterebbero entrambi la retrocessione, lasciando il penultimo posto all’odiato Váci (che in quel Cinquemaggio quasi ronaldiano stravinse contro il fanalino di coda Orosházi Férfi Kézilabda Sportegyesület)(no, non è il mio gatto che sta passeggiando indisturbato sulla tastiera). E ventisei a ventisei fu. Le immagini mostrano l’allenatore ospite Attila, poco rassicurante cognome, asserire probabilmente l’equivalente de «la palla è rotonda» in lingua ungherese (diciotto stramaledetti, dannatissimi casi, ricordiamo, record europeo), col collega che concorda aggiungendo un salace «lo sanno tutti, i biscotti a fine anno si compensano». Alla mente di tutti gli italiani non può che sovvenire quel famigerato 2-2 tra Danimarca e Svezia (che all’estero tutti considerano regolare perché ci furono un sacco di tiri e i portieri furono autori di inebrianti salvataggi; mettiamoci anche che il pareggio di Jonson giunse solo all’89’; insomma, se recitarono, lo fecero benone, bisogna ammetterlo). Evento probabilmente foriero, nella lettura che un intiero popolo, all’unisono, gli diede, delle dietrologie esasperate, dei complottismi e dei gentismi attuali al 99,99% and counting. Ma il calcio è profondamente diverso dalla pallamano in quanto a dinamiche e tutto. A pallone, sport nel quale il gol è merce rara, se entrambe le squadre hanno bisogno di un pareggio e una passa in vantaggio, questa comincia a rilassarsi, l’altra tenta l’all-in perché tanto ormai, se la situazione di parità viene ristabilità allora hanno tutte e due paurissima di pigliare ancora gol, quindi disorganizzare l’avversario diventa particolarmente complicato, ecc. Quindi che un pareggiotto “nell’aria” arrivi dopo che le due compagini hanno semigiocato semiveramente, almeno per un po’, può pure essere, uai not. Nella pallamano è un continuo, forsennato alternarsi, per forza di cose, di azioni da gol da ambo le parti, dosare il dosabile è più complicato, organizzare magheggi, pure.

Numero di casi utilizzati dalle varie lingue europee. Fonte: Wikiwand. Le lingue parlate nelle zone in grigio ovviamente non ne fanno uso. Diciotto. Rendiamoci conto. L’inferno in terra, praticamente.

In coda al filmato, un tiro dai sette metri, trasformato, seguito da un inspiegabile gol a porta vuota apparentemente da ufficio inchieste (sì, nella pallamano c’è questa cosa che ogni tanto il portiere va a comprarsi la Gazzetta, o lo rimpiazzano con un giocatore di movimento, se c’è una ragione vagamente sensata per farlo, anche se qualche volta è sufficiente un coach un po’ eccentrico e al quale piacciano tanto, ma tanto, i fiori, e un po’ pure i fiorai). Ma per l’articolista che ha scritto il pezzo per il sito del Gyöngyösi tutto regolare, le squadre erano nervose e alla fine c’è stato sì un pareggio, risultato che nella pallamano non è così comune, anzi, ma ha vinto lo sport. Non poteva che essere lui a vincere. Lo sport. E poi. Le smorfie e il linguaggio del corpo del presentatore con la giacca blu e la camicia azzurra messo a commentare le azioni e a intervistare un tizio a caso in studio. Parlo del servizio caricato da qualcuno (probabilmente un anonimo e livoroso tifoso del Váci che ancora oggi non sa darsi pace) su Dailymotion. Questo eroe antisistema sembra invece esternare più di qualche perplessità sull’accaduto. Il suo corpo verrà ritrovato qualche giorno più tardi in una tavola calda della periferia di Székesfehérvár, servito ai clienti sotto forma di pörkölt con abbondanti dosi di cumino e cipolla.

(Sì, anche questa volta l’immagine principale non è proprio intimamente correlata al post, mostrando un atleta tedesco, Christian Dissinger, che gioca per una squadra macedone. Ho un debole per le pose plastiche, che cosa volete farci. Per la cronaca, proviene da questo tumblelog dedicato ai manzi dello sport).