Gli Europei si avvicinano minacciosamente e da qualche parte nel mondo è riemersa quella buffa proposta, che ogni tanto riciccia su, di far battere i rigori prima dello svolgimento dei tempi supplementari (credo ne esistano anche delle varianti, tipo farli calciare addirittura prima dell’incontro stesso, o tra il primo e il secondo tempo, o durante il cenone di Natale, possibilmente ognuno a casa sua). Per comodità, in questo post prenderò in esame solo la principale e meno strampalata delle soluzioni avanzate. Al contrario di quanto sostenuto dalla vulgata imperante, i rigori non sono una lotteria, non si vincono o si perdono per caso, è richiesta freddezza, perizia, lucidità. I tiri di rigore, inoltre, sono indubbiamente molto emozionanti e televisivi. Però. Però hanno meno a che vedere col calcio giocato (qualcosa ce l’hanno, ovvio, non stiamo parlando dell’inaccettabile e criminale monetina) rispetto ad altre soluzioni più canoniche. Quindi prevedere accorgimenti che limitino il più possibile il loro utilizzo in funzione assolutamente decisiva mi sembra senz’altro sensato. Mettiamoci poi che il calcio è estremamente conservatore (molto più di altri sport) nell’aggiornare le sue regole e adeguarle alla realtà, che inevitabilmente muta, alla luce delle riflessioni e delle esperienze maturate sul campo in decenni di esperienza. Il fatto che ci abbiano messo una vita a vietare una roba stupida e infame come il retropassaggio al portiere dà l’esatta misura dell’ostilità pavloviana a qualsivoglia utile innovazione, quale questa potrebbe essere.

Non ho seguito il recente dibattito però immagino che con la soluzione proposta la squadra che perde ai rigori andrebbe sotto “di mezzo goal”, quindi sarebbe costretta a spingere forsennatamente per quella rimanente mezz’ora. E quando una squadra è con l’acqua alla gola e deve dare tutto per non uscire di scena lo spettacolo di solito si fa interessante (mentre due compagini in parità potrebbero essere anche tentate di tirare i remi in barca e affidarsi alla soluzione deresponsabilizzante – sì, ok, abbiamo perso, ma solo ai rigori – o comunque non essere così motivate, o la paura di perdere potrebbe frenarle). Insomma, non si lascerebbe decidere tutto alla soluzione “meno calcistica”, ma il perdente avrebbe una chance (enorme) di dimostrare la sua superiorità sul campo, mediante le regole di quel gioco che tanto stimiamo. Buona parte del pathos associato ai tiri di rigori inoltre rimarrebbe (in pratica le due squadre si contenderebbero un goal, ok, un quasi goal, di vantaggio “in slow motion”, e un goal con solo mezz’ora da giocare sappiamo che nel calcio è tanta roba). Di più, i tiri di rigore (seppur “depotenziati”) li vedremmo eseguiti con maggior frequenza, quindi ci sarebbe più spettacolo. Ovviamente la soluzione non sarebbe alternativa ad altri provvedimenti utili e sacrosanti quali la concessione di un maggior numero di sostituzioni, per evitare di vedere troppi giocatori stremati ciondolare per il campo e simulare la morte per crampi, bloccando così noiosamente il gioco.

Non ci vedo niente che non vada. Qualcuno ha proposto di utilizzare, in luogo dei rigori, statistiche quali i tiri effettuati, i corner battuti, la percentuale di possesso palla, ecc. per decretare poco urbanamente il vincitore. Le statistiche ora vanno di moda anche nel calcio e se ne fa largo sfoggio per sembrare fighi e moderni. Ma a mio avviso in questo sport generalmente dicono poco, o quantomeno andrebbero contestualizzate e pesate con tanta attenzione (non è il basket nel quale sono invece fondamentali, ma lì ogni azione dura massimo ventiquattro secondi e si conclude quasi sempre con un tiro, nel calcio puoi avere un intero tempo con le squadre che si fronteggiano a centrocampo, dinamiche abbondantemente differenti, insomma; il numero di conclusioni non sempre è così significativo: il tiro di alleggerimento del difensore da quaranta metri per far rientrare i compagni dopo un calcio d’angolo battuto male in quest’ottica vale più dell’occasione assurda di Džeko che fallisce il tap-in a porta vuota da un centimetro e quindi, non essendo un tiro, non rientra nel computo; dando rilievo al possesso di palla, poi, l’abulica e innocua Roma di Luis Enrique si sarebbe aggiudicata scudetto ed Europa League… andiamo, il calcio non funziona così).

Insomma, vorrei che le partite e le competizioni le vincesse, nei limiti del possibile, chi è più bravo a giocare a calcio (che è una cosa diversa e più ampiamente comprensiva di una serie di tiri contro un povero portiere esposto al pubblico ludibrio creata artificiosamente). Poi, se proprio non si può, ok, decidano i rigori, o gli shootout all’americana (le sfide ingaggiate col portiere partendo da quasi metà campo), o la corsa nei sacchi alla Giochi senza frontiere.