pallonataAncora una volta l’AS Roma è riuscita a farsi inchiappettare pesantemente dal Manchester United, vermiglia formazione che nel tempo mi pare assumere contorni sempre più leggendari.

I ricconi avversari sono sembrati improvvisamente più alti, più veloci, più rapaci. Quelli giallozozzi — specie nel secondo tempo, dopo il due a zero, nonostante sciorinassero trame e schemi ben insegnati da un donkeykonghesco e preoccupatissimo Spalletti — mi sono invece apparsi incredibilmente goffi, opachi e indecisi perfino nei movimenti vitali più banali.

Un complessino di miliardari tuttosommato ben ammaestrati. Ma fermi, panettonizzati o comunque privi di quegli spunti famelici, di quella rabbia omicida che consente, pur nei momenti più bui e disperati, di sbarazzarsi ogni tanto dell’avversario e scappare gioiosamente verso la porta. I nemici — agevolati dall’assenza di un Tottigo’ scioccamente immolato alla causa del pareggio sardo — ancora una volta hanno fatto quello che hanno voluto, a tratti improvvisando spensierati picnic sui prati in fiore; spesso svettando sui palloni più impervi senza nemmeno spettinarsi; talvolta accettando (ma più spesso rifiutando) i Doni che gli approssimativi rinvii delle sculture giallorosse gentilmente decidevano di offrire loro.

Mentre i tifosi, probabilmente consapevoli fin dall’inizio del trend negativo e della superiorità genetica dei giocatoroni inglesi (ma direi anche portoghesi e di altre nazionalità), non hanno smesso neanche per un istante di incitare i loro effemminati e improbabili eroi, evitando galantemente perfino di accoltellare, sbottigliettare o motorinizzare i sostenitori avversari (o almeno credo). Questo spettacolo, unito all’improvviso e pirotecnico impatto tra il mio pelosissimo cranio e l’acuminato stipetto strategicamente collocato nelle vicinanze della poltrona del PC, ha saputo commuovermi fino alle lagrime…