Far giocare RomaJuventus uno a uno il lunedì sera equivale a uccidere un calcio già stramazzato più volte. L’atmosfera però sembra proprio quella tesa e imperlata di edonismo degli anni 80. La compagine al soldo di Luigi Enrico si gioca tutto. È la partita della svolta, la ventordicesima. Sarà mai possibile elevare proficuamente il torello degli allenamenti a credibile sistema di gioco nella serie A Tim del futuro pur senza disporre di Messi e alieni vari? Non penso proprio, e infatti la sensazione è che il donatore di sperma iberico dal volto irto di spigoli vada via via smarrendo il controllo della situescion e la squadra faccia un po’ come le pare, sfilacciandosi antiesteticamente e inesorabilmente. Ma non riesce lo stesso a tirare in quella cazzo di porta.

Partita ridicola, ma emozionante, con continui capovolgimenti di fronte. Vidal fa rimanere di stucco Buffon agitando scompostamente nell’aria i suoi poco eterosessuali scarpini giallo canarino. Un liscio degno del miglior Casadei. La Roma conduce gran parte della gara senza sapere precisamente il perché. A che serve mettere i terzini a centrocampo se poi. I tiri, non così numerosi o portentosi, sono tutti juventini, Vidal, Estigarribia. Il gollonzo è sempre nell’aria. L’agricoltore paraguaiano sbaglia pacchianamente un tiro, o forse era un crosse, vai a capire, e Chiellini, l’unico a non stupirsi della pippaggine senza fine del suo collega, ne approfitta.

 Antonio Conte

I giallorossi non ci stanno e rimediano subito rigorepaaroma (dopo quanto tempo) per confusione in area su Lamela che si è impegnato molto ma a sentire le radio romane ha già fallito, anche umanamente, ed è da rispedire senza esitazioni pacco natalizio in Argentina. Lamela deve partire da lontano. Buffon è aitante. Totti no, e non batte rigoripaaroma da troppo tempo. La parata è data per scontata dai bookmakerz di tutto il globo, e in effetti.

È la Juve quella che rischia maggiormente di vincere nonostante lo spregiudicato 8-1-1 schierato da Conte. Questo è l’anno dei bianconeri, si vede. Una squadra con Pepe e Bonucci non può non vincere un non campionato. Osvaldo lotta, corre su e giù per il campo saltellando avversari immaginari e si sbraccia tanto. Forse troppo. Pecca di lucidità. Taddei non ha i momenti del terzino. Passa spesso la palla agli juventini, ma ha il difetto di spalancare voragini inaudite dietro di sé. Comunque Rodrigo corre corre e ogni tanto si ricorda di essere quantomeno un giocatore, brasiliano per di più. De Rossi si ricicla come stopper monumentale. Tanto la prossima volta Luigi Enrico lo schiererà terzo portiere, o ala tonante, si sa.

Perrotta è morto e nessuno ha il coraggio di dirgli nulla, di contattare i parenti per una veloce sepoltura in un centrocampo dove Greco morde le caviglie a un Pirlo meno rappresentativo del solito, e Pjanic tocca qualche pallone e poi svanisce. Entra Borriello, sempre più triste e sconsolato. Alla fine è solo disordine, disordine e praterie. I giocatori in campo hanno dato tanto.