Sarà il masochismo che avanza con l’età, o la sordità incipiente, ma a me le vuvuzelaS cominciano incredibilmente a stare un po’ meno sui cojotes e a dare assuefazione. Sarà Vuvuzelasperché creano quell’atmosfera onirica e un po’ così che dal divano di casa ti senti emotivamente catapultato in una sorta di dimensione parallela nella quale all’improvviso ogni cosa può accadere. O magari perché comunicano alle mie gonadi una sorta di strana tensione primitiva in grado di trasformare anche il più fesso degli zero a zero giocato tutto a centrocampo in una vibrante finale di Coppa Intercontinentale aliena permanente.

Ok, il Sudafrica è scarso e male organizzato, e i suoi tifosi chiassosi e rosiconi. Però la combo rigore + espulsione del portiere in libera uscita, per contatti-ni veri o immaginari, andrebbe resa anticostituzionale. A quel punto, già che c’è per infierire l’arbitro potrebbe anche comandare, non so, che alla squadra sanzionata come pena aggiuntiva venga impiccato l’allenatore all’incrocio dei pali, e poi lasciato lì perché sia di esempio. O che le si eviri senza anestesia il massaggiatore, in modo da incrementare lo spettacolo e attirare nuovi sponsor.

È ufficiale, la Sguizzera, oltre a cioccolata, orologi, coltellini, banchieri e sciami di referendum inutili, produce anche ottimi difensori. Immagino che la stampa sbroccherilla spagnola darà dei pavidi catenacciari mafiosi mangiaravioli anche a loro per giustificare l’ennesimo flop. La scorsa volta, pur senza farsi mai sodomizzare dagli attaccanti altrui, i cuginazzi elvetici furono eliminati per opera della non molto impressionante Ucraina, mentre stavolta potrebbe essergli fatale imbattersi nel dilagante culo di Lippi ai quarti.

Commovente Corea del Nord operaia. I suoi buffi e ridolineggianti ometti saranno anche destinati a essere trasformati in concime per i campi una volta rientrati in patria, non prima di venire coricati a suon di taserate anali ed elettrodi pisellari per le sconfitte rimediate. Ma vedere Jong Tae-Se in lacrime durante l’inno nazionale è uno spettacolo così toccante da portarti per qualche attimo a dubitare perfino dell’inesistenza di Dio, dei concorsi non truccati e della Padania.

L’Honduras ai mondiali non segnerebbe nemmeno se si giocasse fino al 2012, se le porte fossero alte otto metri e se gli avversari venissero obbligati a giocare in sette schierando titolari fissi Gilardino, Marchisio e Camoranesi, con Nelson Mandela bendato in porta.