Sono un ultras.
Non ho una vita, non ho interessi.
Lavoro tutta la settimana.
Oppure non ho un lavoro.
Non ho un cervello.
Ma ho un coltello.
Ben nascosto.
Sono di estrema destra.
Sono di estrema sinistra.
Sono di estremo centro.
Vado allo stadio.
Vado gratis sui treni.
Sfascio i treni.
Devasto gli autogrill.
Mi pagano per fare ciò.
(Invece dovrei stare allo zoo).
Lancio il petardo.
Lancio il seggiolino.
Tiro il motorino.
Miro al celerino.
Barrisco, mi dimeno, faccio bordello.
Assaggio felice il manganello.
Insulto l’arbitro intono lo stornello.
Contro il negro, con voce malferma.
Ma il rigore è negato dalla terna.
Assalgo quindi la caserma.
Mi riproduco.
Purtroppo.

Amo l’ordine.
Amo la giustizia.
Picchiare i cattivi.
Faccio il poliziotto.
Faccio il mio lavoro.
Ronde, appostamenti.
Qualche multa.
Noia.
La domenica però posso sfogarmi.
Brandisco fiero il manganello.
Randello un po’ il delinquentello.
(E quando capita apro la testa al manifestante pischello).
Un giorno però in autostrada.
Mi si spegne un po’ il cervello.
Forse ho fatto la cazzata.
Sì, ho fatto proprio una gran cazzata.
Do una versione.
Do una seconda versione.
Corpi che dormono, che viaggiano, pericolosità dei.
Colpi che sfidano la fisica, colpi che rimbalzano, che danzano.
Colpi resi letali da sassi, deviati da pali, da traverse.
Dagli alieni, in bullet time.
Traiettorie imprevedibili.
Codici di geometria esistenziale.
Codici penali che per me non varranno.
Perché ci vuole un testimone?
Perché non riesco ad ammettere da solo di aver fatto una stronzata?