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anni 80

L’orrendo pattume anni 80

Robobolt

Ributtante Robobolt. Una cassettina ingiallita, di quelle che un tempo spuntavano fuori come funghi, mettendo l’edicolante alle strette. Un rapporto problematico [per un po’ di tempo lo ignorai…]. Perfino il nome con il quale veniva presentato alle masse, Scorie, non lasciava presagire nulla di buono, e triste era l’impatto con lo screenshot impresso sull’opuscolo [liquidato con spiegazioni particolarmente sbrigative]. Mi avventai invece con rara ingordigia sugli altri giochini del nastro, arcade fracassoni, caricati al

Generatore di illusioni

Dig dug

Il sole spalmato sulla spiaggia, il lido con i bigliardini.
Un bambino incontra un coin-op, accecante.
Il buffo, spigoloso omino azzurrognolo.
S’immerge in un variopinto universo di marzapane, armato di una pompetta poco credibile.

Basta post sulla morte di Michael Jackson, vi prego

Michael Jackson

Da degustatore di funky in tutte le sue salse non riesco a esimermi. Andiamo, non potete paragonarmi Michael Jackson a un Take That qualsiasi, o a quel ciccione di Simon Le Bon, solo perché “re del pop”, definizione apparentemente generosa ma che appiattisce e banalizza. Stiamo parlando di uno che ha reinventato i videoclip e la figura della popstar da combattimento. Un pezzo di anni 80 grosso così. Un Leroy Johnson eclettico gonfiato di anabolizzanti e in grado di bucare la dimensione un po’ farlocca del

Lo spazio siderale mi attendeva (a spranghe magari non proprio conserte…)

bosconian namco

Nella saletta sotterranea, lo spazio siderale mi attendeva. Mi appariva un recinto nero da celebrare, come un evento particolare. Un rettangolo protetto, un rifugio esteso nel quale girovagare, con i suoi contorni indubitabili difesi con grande fisicità. I puntoni colorati sullo sfondo rappresentavano in qualche modo le stelle? Pensavo seriamente che sarebbe stato possibile allungarsi, a un certo punto (avanzatissimo, naturalmente). Raggiungerle e poi chissà. Mondi tridimensionali descritti con assoluta precisione. O forse

Per quanti sostengono che la musica negli anni 80 facesse cacare

Jones girls

Le fanciulle Jones furono un discreto complessino di vocalist dal look improbabile situato a metà tra le due decadi forse attualmente più rimpiante dai nostalgici babbei di tutto il mondo. Dopo essere state schiavizzate da Diana Ross e da altri abili negrieri in megatour infiniti per una decina d’anni, vissero un effimero periodo di semigloria per conto loro. Amici e parenti stretti si dimenticarono però di acquistare il quarto albo, quindi la RCA le allontanò dagli studi di registrazione a calcioni nel culo. Come se non bastasse

Campetto (2007 re-release)

Quel pomeriggio si ripresentò — o meglio, fece di nuovo irruzione, senza preavviso — recando sottobraccio l’inusitato oggetto. Un pallone, ma non come tutti gli altri sfortunatissimi che avevano contraddistinto la nostra semisconosciuta attività. Una palla di spugna, ottenuta sicuramente — dopo una sequenza facilmente ricostruibile di ricatti e piagnistei — da uno dei famigerati e quasi mitologici cugini più grandi. È impossibile spiegare quanto fosse vissuto quel cimelio, pieno di strappi e odori. Avvertii la presenza di

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