Opinioni psichedeliche, sentenze ineducate e altri stoltiloqui

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Snokie

Snokie, nella sua spartana ingenuità, è tra i titoli più immediatamente soddisfacenti della prima era del C64 (ma esiste anche per Atari 8-bit, le due versioni sembrano quasi combacianti). Mi pare evidente lo sforzo degli autori di sfornare un prodotto che… Continue Reading →

Gary Lineker’s Superstar Soccer

Pochi oggi possono riuscire anche solo lontanamente a comprendere cosa abbia rappresentato Superstar Soccer nella vita di un adolescente degli anni Ottanta. Partiamo col dire che i giochi di calcio validi per home computer erano molto ma molto ma molto… Continue Reading →

NorthStar

NorthStar (niente a che vedere con Kenshiro, suppongo) è un altro di quei videogiochi che mi vedeva apertamente schierato contro il mondo. Nonostante la recensione di Zzap! non così negativa (77%, gelo in sala, faccine tese nei commenti) alla fine… Continue Reading →

Tour de France (C64)

Primi anni Ottanta. Il ciclismo forse non è più popolare come ai tempi d’oro ma tira ancora tantissimo, grazie soprattutto alla supersfida tra Saronni e Moser. Saronni (chissà perché) mi sta sul culo, ma vince i Giri. Moser invece (chissà… Continue Reading →

Camelot Warriors

Camelot Warriors è uno di quei casi inspiegabili, uno di quei titoli manifestamente troppo legnosi (sì, lo so che uso spesso questo termine, il fatto è che sembra pensato proprio per descrivere questo gioco) e vistosamente troppo limitati che però… Continue Reading →

Zyron (C64)

Molte e disparate possono essere le motivazioni capaci di indurre un adolescente a barricarsi in casa per programmare: soldi, fama, successo, donne nude, voglia di dimostrare ai propri coetanei nerd di essere ancora più nerd di loro, anche se di… Continue Reading →

Boing, il trial and error portato alle estreme conseguenze

Esistono, si sa, giochi estemamente difficili. Esistono, si sa, anche giochi estremamente frustranti. Boing (omonimo di un oscuro platform della Bubble Bus dell’86, nonché di una pletora di tentativi successivi di accaparrarsi il più banalotto dei nomi effettuati fuori tempo… Continue Reading →

Escape from Doomworld

Cercatore nello spazio (nome tarocco dell’epoca appioppato alla versione Commodore, ma esisteva anche per Atari 8-bit) è uno dei giochini che hanno caratterizzato la mia infanzia, con i suoi effetti speciali spartani ma sufficientemente ultravivaci da imprimersi in modo indelebile nei… Continue Reading →

L’ululante angolo dei remix

Cominciamo leggeri con un classico di David Whittaker, Panther, rifatto da Mongo Erectus. Notevole anche l’abbinamento con l’inquietante video, pescato dal famoso Bohc’èscrittolì. Su RKO spopolano i remix orchestrali che a me generalmente lasciano freddino. Mi piace invece infliggermi ripetuti… Continue Reading →

La piacente legnosità di Barry McGuigan World Championship Boxing

Gli abitanti dell’arcipelago britannico intenti a pompare a dismisura le loro star sportive e non per vendere videogiochi (o corn flakes) erano davvero amabili. Daley Thompson ce l’hanno fatto uscire dalle orecchie con i suoi ridenti baffi, e poi Gary… Continue Reading →

Una successione infinita di punti di Paolo Pagliaro

Se fossi (Id)dio passerei il tempo in attività tipo aizzare le folle contro Gabriele Paolini, mandare la Juve in B (C, D) e far piangere litri di sborra alle madonnine di tutto il globo. “Che bello! L’hai fatto tu?” “Certo,… Continue Reading →

[The Detective Game, C64] Maggiordomi di tutto il mondo

The Detective Game

Un adolescente del 1987 dà in pasto al suo fido home computer una cassetta della serie Top Playgames, quelle con i giochini piratati venduti alla luce del sole in tutte le salse e le edicole. Comincia a caricare, annoiato, la solita rassegna selvaggia di titoli tutti uguali, l’astronavina sperduta in un mondo di astronavine malvagie che però in cinquemila miliardi contro una, chissà perché, non riescono, forse allenate da Benitez; l’ingenuo pupazzetto a forma di fragola con le gambette e il cazzo

Sadomaso francese a otto bit (Infernal Runner redux)

monocromo omino
furtivo introdotto
sprite senza peccato
sbagliato, scherzato

elisir, casseforti
sogni strani, interrotti
sopra i muri pugnali

Primitivo

Primitivo

primitivo con tre vite che gironzoli
di pretese assai modeste senza calcoli
perlopiù cullato appeso alle improbabili
su liane per lo schermo dondolandosi
sgambettate salti al buio si susseguono
i colori accesi ai lati mentre danzano
quegli omini allegri sempre che fischiettano
i remix classicheggianti di Diabelli e Bach

Riattraversando mondi orizzontali bidirezionali dipinti sbrigativamente da un daltonico

Thunderbolt

(Il mio budget game non particolarmente bello preferito). I ggiovani delle praterie online permanenti, dimentichi della punteggiatura, non potranno e non vorranno ricordare quei momenti di strettezze (videoludiche e non), quando anche solo modellare culi di pongo in compagnia era taaanto divertente. Contestualizzare è necessario. Il gioco risale al periodo — che ora mi appare lontanissimo e, fortunatamente, perduto — in cui Codemasters inondava il mercato, ingannando il consumatore bue

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