Opinioni psichedeliche, sentenze ineducate e altri stoltiloqui

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Una successione infinita di punti di Paolo Pagliaro

Se fossi (Id)dio passerei il tempo in attività tipo aizzare le folle contro Gabriele Paolini, mandare la Juve in B (C, D) e far piangere litri di sborra alle madonnine di tutto il globo. “Che bello! L’hai fatto tu?” “Certo,… Continua a leggere →

[The Detective Game, C64] Maggiordomi di tutto il mondo

The Detective Game

Un adolescente del 1987 dà in pasto al suo fido home computer una cassetta della serie Top Playgames, quelle con i giochini piratati venduti alla luce del sole in tutte le salse e le edicole. Comincia a caricare, annoiato, la solita rassegna selvaggia di titoli tutti uguali, l’astronavina sperduta in un mondo di astronavine malvagie che però in cinquemila miliardi contro una, chissà perché, non riescono, forse allenate da Benitez; l’ingenuo pupazzetto a forma di fragola con le gambette e il cazzo

Sadomaso francese a otto bit (Infernal Runner redux)

monocromo omino
furtivo introdotto
sprite senza peccato
sbagliato, scherzato

elisir, casseforti
sogni strani, interrotti
sopra i muri pugnali

Primitivo

Primitivo

primitivo con tre vite che gironzoli
di pretese assai modeste senza calcoli
perlopiù cullato appeso alle improbabili
su liane per lo schermo dondolandosi
sgambettate salti al buio si susseguono
i colori accesi ai lati mentre danzano
quegli omini allegri sempre che fischiettano
i remix classicheggianti di Diabelli e Bach

Riattraversando mondi orizzontali bidirezionali dipinti sbrigativamente da un daltonico

Thunderbolt

(Il mio budget game non particolarmente bello preferito). I ggiovani delle praterie online permanenti, dimentichi della punteggiatura, non potranno e non vorranno ricordare quei momenti di strettezze (videoludiche e non), quando anche solo modellare culi di pongo in compagnia era taaanto divertente. Contestualizzare è necessario. Il gioco risale al periodo — che ora mi appare lontanissimo e, fortunatamente, perduto — in cui Codemasters inondava il mercato, ingannando il consumatore bue

L’orrendo pattume anni 80

Robobolt

Ributtante Robobolt. Una cassettina ingiallita, di quelle che un tempo spuntavano fuori come funghi, mettendo l’edicolante alle strette. Un rapporto problematico [per un po’ di tempo lo ignorai…]. Perfino il nome con il quale veniva presentato alle masse, Scorie, non lasciava presagire nulla di buono, e triste era l’impatto con lo screenshot impresso sull’opuscolo [liquidato con spiegazioni particolarmente sbrigative]. Mi avventai invece con rara ingordigia sugli altri giochini del nastro, arcade fracassoni, caricati al

Il grande clonazzo dimenticato

Wizard's Lair

Wizard’s Lair, non lo nego, mi ha fatto sognare. Wizard’s Lair per un attimo mi ha fatto sperare, in un mondo (dei videogiochi) migliore. Ma soprattutto, nonostante la sua tirchieria nell’elargire munizioni, Wizard’s Lair mi ha fatto sparare. E tanto. Il titolo nacque da una sparuta software house (la Bubble Bus) capace di alternare, nel corso della sua breve e triste permanenza su questo globo, prodotti decisamente validi ad altri piuttosto anonimi e dozzinali (come Hustler, indecoroso tentativo di

Hercules, il platform che andava giocato (quasi) come Dragon’s Lair

Hércules y la Hidra de Lerna

La grafica è un pasticcio, deforme e inconsulta anche per l’epoca. Sulle piattaforme possiamo salutare esperimenti genetici incompiuti, i figli disgustosi dei peggiori incubi di Matthew Smith lasciati pascolare impunemente. Divinità del fallo, monocromatico perdipiù, mostri dalle mille braccia mulinate in libertà, con malcelata voracità. E, come da tradizione, qualche sparuto, folle, incontrollato minatore a presidiare i livelli più avanzati, con i suoi minacciosi arnesi. Tutta gente (ma farei

Enter computer mode and type obscenities

Tau Ceti

Venivo dalla delusione di Empire!, pompato da British Telecom come il seguito di Elite, ma che assomigliava in realtà a una versione di Asteroids senza limiti certi. Tau Ceti, invece, offriva spazi probabilmente meno estesi — chi può saperlo, quando pianure elettroniche si susseguono invariate per interi pomeriggi — sicuramente estremi e solitari. Apprezzo particolarmente l’immersione in quei mondi notturni densi d’atmosfera che non sarei mai stato in grado di concepire, perché troppo estranei.

Who dares wins II

Jeep

Esco di casa dopo mangiato e percorro Via Mazzini. Mi avvolge un certo odore di piscio, sale nauseabondo dai rifiuti alieni ai lati. Gli occhi mi squadrano, mi giudicano, rintanati nei bar, barbuti dal barbiere. Ma io avanzo.
Ho già deciso, scavalco le obiezioni, gli abitanti. Incrocio mio padre, scuro in volto, sempre internamente incazzatissimo col mondo. Sicuramente ha già capito tutto. Con gli occhiali da sole sembra un modello egiziano, io stringo in mano dolorosamente le mie dodicimila lire.

Ignorante e primigenia rappresentazione dell’istinto quale manifestazione immediata dell’Essere

Crazy caveman

Pagliarulo è lì, appollaiato davanti alla sala giochi che aspetta di riscuotere, dietro di lui i tamarri. Mi circonda con la sua armatura, mi abbraccia sempre più biondo, ma non ho l’autofire. Lo vedo già morire lì davanti, dopo molti anni, senza neanche essersi allontanato, sposato significativamente, conosce il bar e i suoi frequentatori. Percorro il corridoio giallo, infarcito di parenti, mia nonna estrae i soldi dal fazzoletto e io urlante. Il joystick alieno a forma di cupola è ancora al suo posto, illuminato come

Intermezzo di mezzanotte repaired version

horror

Gianluigi veniva a casa mia solitamente per banchettare sopra i resti del mio C64. Anelava a un solo genere di intrattenimento. Amava il calcio, stimava i suoi rappresentanti più nerboruti, che si susseguivano simulati in vario modo sul mio teleschermo (una tivvù Grundig dalle caratteristiche, per l’epoca, sbalorditive). Un giorno scoprì Dragonskulle — uno dei classici più evocativi e più stroncati della Ultimate — però trascurando accuratamente il gioco. Lo caricava al solo scopo di gustare la sequenza finale, quando

Goffa navicella

  stelle ferme     s’aggira s’avvita si stira s’annoda ammira perlustra lo spazio finito amorfa indistinta distratta sbagliata grigiore bagliore parallax zzap! stridore stupore trascina rottami a tratti attorniata nel blu abbandonata attratta atterrita atterra ma poi perduta derisa… Continua a leggere →

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