Opinioni psichedeliche, sentenze ineducate e altri stoltiloqui

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Racconti

La solitudine del piromane

Bicicletta in fiamme

Mi affacciai alla finestra, risvegliato dall’odore. Inebriante, ottundente. Insistente, potentissimo. Particelle subatomiche, puzzle di umanità carbonizzata venivano a me, saltellanti. Salivano gioiosamente, ricamando eccitazione sulle mie papille. Mi sporgevo sempre più incurante del pericolo, quasi completamente esterno. Richiami inalberati dei parenti, annoiati in lontananza. Mi acciuffavano mani, artigli di dubbia provenienza.
Intanto lo vedevo, dalla finestra, si avvicinava. Più enorme, più importante a ogni passo.

Versacci (’09 reprinted edition)

Toro

In quel periodo la pleisteiscio non era ancora stata inventata, e aggeggi infernali come i videofonini per filmare gli stupri in classe da mettere su YouTube non erano nemmeno immaginabili. Per questo stavo sempre fuori a lungo, ore e ore ad annusare l’aria. I pomeriggi li trascorrevo con un mio amico minuscolo a lanciare macchinine contro il muro (ovviamente per stabilire chi fosse più duro), pochi suoni. Oppure ai piedi della palazzina di marzapane dove vivevo, mentre i vicini mi sfilavano accanto, indifferenti e

(unerkannt)

edificio

oltrepassate le prime difficoltà
lo vidi chiaramente intrufolarsi in un Incompleto
un edificio che si scoperchiava facilmente grazie a delle leve alquanto vistose e intuitive
era stato dipinto con un colore rassicurante
sul retro, qualcuno aveva deposto confortanti scene di vita familiare in campagna
la presenza, all’interno del complesso, di schiere di lavoratori rivestiti lasciava supporre che esso fosse in ristrutturazione” / “un affascinante espediente architettonico” (un critico aveva appena garantito) le fondamenta erano state

ingressi

lucchettone

le porte, molto estese al loro arrivo, si rimpicciolivano in un attimo, tanto da consentire l’accesso quasi esclusivamente ai personaggi nani / essi si staccavano dai rami, dal fondale, con un movimento netto ed entravano fiduciosi e particolarmente convinti / le loro gambette artigianali demolivano distanze enormi, articolandosi in maniera incredibilmente rapida e accurata, nonostante l’apparente, millenario non-utilizzo / ulteriori entrate, anticipate da un autentico maggiordomo, che risaltava / la musica principale

distacco

Dutch Tree

capovolto.
piedi di materiale affine
mi riconducevano, apparentemente in modo definitivo,
alla Sequoia Incontrastata e dai limiti incerti
soltanto immaginarie altre conoscenze
non mi rivolgevo ai Corpi Appesi, che si estendevano uniformi
svolgendosi anche nel sottosuolo,
si attribuivano

Ed è proprio quello che avvenne, splat!

Sex Fair

Non sapevo dei miei illustri antenati e comunque la realtà che mi era stata presentata dai media non coincideva con quella che mi sarei poi trovata ad affrontare. Prima di poter uscire dalla grotta natia, sbarazzandomi delle attenzioni morbose del bue ma soprattutto di un asinello in chiara astinenza sessuale, dovetti infatti imparare per bene alcuni poderosi manuali. Questo perché, in quell’epoca di audaci sperimentazioni sociali, l’educazione non veniva impartita direttamente dai genitori, noooooo

Bob era un ragazzo come tanti finché.

Lavavetri

Bob andava a scuola. Bob però amava marinare la scuola (e anche bruciacchiarla un po’, all’occorrenza). Bobby limonava, non molto ma però. Bobby ogni tanto si dopava, di un doping lieve, sì, quasi amministrativo. Bob suonava in un complessino in un localino. In un angolino, Bob. Si radeva, ma raramente. All’improvviso, in Bob qualcosa cresce. Le canne non sono più l’obiettivo principale delle sue giornate, il jazz perde d’interesse. Bob non ama più i fiori. Bob non gioisce più, non esulta più alla vista

Conversazioni non terminate

pazzia

Ieri, o forse in un recente passato chissà, ho iniziato una serie di conversazioni rimaste poi in sospeso. So che non potrò svolgere decentemente le attività che avevo pianificato. Non prima, almeno, di aver avuto notizie attendibili sulla sorte di quei colloqui abbandonati. Gli scambi verbali sono stati nel complesso abbastanza cordiali, mi pare di ricordare, ma a tratti inverosimili, urticanti, verticali. Questo il retrogusto. È come se avessi proferito qualcosa di orribile e totalmente inadatto , modificando la realtà oggettiva con

Vicoletto (2008 re-release)

in un vicolo male illuminato
mirko mi spinge per violentarmi

stesa in un angolo lo vedo bene
lo estrae con accuratezza
lo fa mulinare solennemente
vorticosamente
ci gioca gli fa le coccole

Quasi invisibile

Sua madre era una rubizza e canuta signora, inesauribile, molto attenta alle altrui esigenze. Viveva in un alloggio minimo, separato. Aveva il suo mondo in basso e acquistava salumi nostrani, formaggiose forme e altre squisitezze che era solita stivare sopra o all’interno di un imponente e tenebroso megalite, principalmente allo scopo di regalare un sorriso ai commercianti truffaldini di passaggio. La sera amava radunarsi con le altre arzille vecchiette, attorno al braciere; si scambiavano piccoli doni

Uccellofobia divorante

Un tempo mi erano indifferenti. Anzi, è capitato qualche volta che abbia tirato loro del granoturco dalle retrovie, con entusiasmo, con fiducia. Sconsiderata fiducia: ero un bimbetto, alto solo un metro e un cazzo. Un illuso, un libero. Un indifeso, un inerme. Un errante, un manifestante. Un povero piccolo psicopatico predisposto ad ampi gesti e abbracci. Abbaiando, manifestavo gioia ed esultanza, principalmente, e vari altri sentimenti pacioccosi indefinibili che saltellavano in me. Ricordo la

Discuteca

La musica pompa, è un battito animale.
I corpi sudano, avvolti dalle luci stroboscopiche.
Gli arti danzano, s’incrociano stravolti e ormai semi-indipendenti.
Lui la avvista in lontananza: è bionda, slanciata, ben svestita, snella.
Fighetta, diciamo, in una parola.
Sa ballare, si muove bene, sa valorizzare il suo corpo.
Lei lo vede, quasi contemporaneamente: è alto, moro, carismatico, snello.
Sa danzare, si muove bene, sa valorizzare il suo pene.
Il pacco, difatti, sporge vistoso.

Campetto (2007 re-release)

Quel pomeriggio si ripresentò — o meglio, fece di nuovo irruzione, senza preavviso — recando sottobraccio l’inusitato oggetto. Un pallone, ma non come tutti gli altri sfortunatissimi che avevano contraddistinto la nostra semisconosciuta attività. Una palla di spugna, ottenuta sicuramente — dopo una sequenza facilmente ricostruibile di ricatti e piagnistei — da uno dei famigerati e quasi mitologici cugini più grandi. È impossibile spiegare quanto fosse vissuto quel cimelio, pieno di strappi e odori. Avvertii la presenza di

Casalinga ideale

Giocavamo ai soldatini per le scale di casa sua.
Uno ruzzolò giù, scoordinato.
L ‘ I N S E G U I M E N T O .
Ma la mamma maniaca dell’igiene l’aveva già spazzato.
Fagocitato, e procedeva oltre su per la scala, instancabile.
Vogliosa di nuove pulizie.
Sempre più ambiziose.
Tipo pulire la casa del Re.

Le tette

Latente – Capezzolo, Milano surreale Una volta terminata la scuola, stufa di tutto, decisi di aprire un blog. Presto però, sarà stato per via del template, che ormai già non mi rispecchiava più e che non riuscivo a modificare senza produrre… Continua a leggere →

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