Opinioni psichedeliche, sentenze ineducate e altri stoltiloqui

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I Mother Earth – Dig

Nessuna persona normale naturalmente oggi si ricorda degli I Mother Earth, ma negli anni Novanta hanno ricevuto dischi d’oro e di platino a badilate in Canada, da dove provengono (ma nessuno si cura di quello che succede da quelle parti,… Continue Reading →

Trumans Water – Spasm Smash XXXOXOX Ox & Ass

I Trumans Water sono tra i pochi gruppi ad aver creato solo casino disorganizzato in grado di godere delle mie morigerate simpatie, sarà perché ero giovane e ci andavo a correre al Parco degli Acquedotti, quindi sembrava bello tutto, ricordo… Continue Reading →

Billy Idol – Cyberpunk

Alcune cose, nella vita, si capisce in partenza che verranno snobbate e derise, non c’è bisogno neanche di attendere la reazione del pubblico, quella dei professoroni!1 chiamati a giudicare dai loro scranni fatati, o quella, ancora più spietata, dei mercati…. Continue Reading →

Alluminogeni – Scolopendra

Italia, anni Sessanta/inizio Settanta. Un mondo nel quale gruppi di rock progressivo rischiano quasi a loro insaputa di partecipare al Festivalbar o al concerto di Capodanno dato da Tele Capodistria, e si fa la gara a chi dà alla sua… Continue Reading →

John Hiatt – Perfectly Good Guitar

Quando nel ’93 uscì Perfectly Good Guitar il mondo parallelo delle riviste di rock moscio tipo Buscadero ne fu traumatizzato, se ne parlava come se Hiatt da agreste e morigerato cantautore emulo di Neil Young si fosse trasformato, vendendo l’anima… Continue Reading →

Curve – Cuckoo

Come il mondo possa fare a meno dei Curve è per me giorno dopo giorno fonte di mistero. Dream pop, shoegazing, goth, noise, industrial rock fusi con sapienza e sfoggio di personalità, nella colpevole (semi)indifferenza dei carrozzoni indie cialtroni, con… Continue Reading →

3 (Emerson, Berry & Palmer) – To the Power of Three

Il prog, si sa, è assai malvisto in società, non sia mai che il rock vada oltre il pezzo di quattro minuti (se ti proclami indie a certe condizioni lo puoi fare) basato su due accordi e il sagace schema… Continue Reading →

14 Songs

Paul Westerberg fece questo disco, oltre ovviamente che per guadagnare, per dipingere se stesso come un uomo semplice agli occhi della gente, un uomo che ama stare in cucina (o nel seminterrato, ora non ricordo cose dicesse di preciso nell’intervista concessa a Mucchio… Continue Reading →

Amarcord post-psichedelici

Catherine Wheel

Quando i dischi erano ancora invenduti nei negozi i giovani non potevano ascoltarli prima di comperarli e allora erano costretti a farlo basandosi su dettagli marginali o irrilevanti, come le copertine, gli assaggi di Videomusic o le recensioni inventate sulle riviste. La cover e il booklet di Chrome raggiungevano vette di rara armonia e inusitata perfezione: attraenti nuotatori dai muscoli prominenti e ben illuminati danzavano elettricità completamente immersi nell’azzurro dipinto di blu. Cosa desiderare di

Post obbligatorio sui vent’anni di Nevermind

Nirvana

Verso la fine del 1991 l’album più celebre dei Nirvana decise di invadere i negozi di dischi (lo ascoltai commosso circa un anno dopo). Da allora, è inutile negarlo, non è uscito più nulla che abbia avuto un impatto altrettanto significativo sulla società, sui costumi della gente e sugli andamenti della musica satanica in generale. Ok, a distanza di pochi mesi sono stati sfornati anche Out of time, Achtung baby, Ten, il Black album, Blood sugar sex magik, Use your illusion e chissà quanti

Il rock è

Rock

Pipistrelli decapitati senza giusto processo. Cantanti che si amputano il cazzo in realtà assai piccino sul palco senza anestesia, lo affettano con cura certosina e se ne nutrono mandando le groupies in delirio (non si capisce di cosa dovrebbero essere contente, a pensarci pene). Pseudoassoli di due note due composti col suddetto fallo sul cesso cinque minuti prima di andare in sala d’incisione (non sia mai che riflettendoci sopra qualche secondo in più venga meno la spontaneità) e ripetuti fino allo sfinimento.

Scaruffi è ordunque solo un alcolista?

Ho letto e straletto tutte le “FAQ” nelle quali Scaruffi si difende dagli assalti scomposti dei vari peracottari in delirio, e nella maggior parte dei casi sono d’accordo con lui, trovo che le risposte ai fan invasati siano efficaci, pertinenti e talvolta dotate di un certo sex appeal. Fondamentalmente, apprezzo l’opera improba di quest’ometto, la trovo tutto sommato autorevole e importante (non sto a spiegare perché, tante cose le darò per scontate altrimenti viene fuori un papiro infinito… so benissimo che molti lo ritengono

Da estimatore storico di Under TP non ho mai apprezzato granché Little earthquakes ma dopo millenni di ascolti

Winter, winter… a volte mi appare… sottoforma di pubblicità miliardarie come amplesso di macchine lucide nere sportive sicure pennellano spruzzano rallentano sporcano curve meravigliose assaggiate di neve. Winter, winter, montagna levissima abitanti innevati addomesticati su campi di grano di gioco indubitati, distesa bianca unica una, sola dove accecare bambini che si estendono ovunque pianoforti che si cibano di toriamos scarpette rosse che si ciba di neve. Winter, winter, solitario tremando titubando riff inciampando

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