Premesso che, mettendomi nei panni intrisi di nutella di un bambino puccioso, la Melevisione mi farebbe cacare frutteti di notevoli proporzioni, al contrario dei cartoni animati giapponesi pieni di sana ed educativa viulenza. Se a qualcuno piace tanto o è convinto che i suoi pargoli diventino più intelligenti sciroppandosela (mah…), non vedo però perché chiuderla, anche in considerazione del fatto che, a naso, costa di meno che mantenere Pupo e compagnia circense, e questo è giusto. Protestare per la chiusura della Mellifluavisione è sensato e condivisibile.

Come spesso accade, però, c’è chi, partendo da un buon proposito, esagera e si fa partire la brocca. Indire giornate di “sciopero” perché la televisione (tutta) è brutta, malvagia, stupida e ci sono le tette (mentre nel resto del mondo la “donna oggetto” scompare, ma cerrrrto), e poi i baNbini ci passano troppo tempo, anzi, andrebbe chiusa del tutto, sarebbe meglio fare altro, mi sembra una reazione apocalittica, oscurantista, estremista, non molto avveduta e un po’ troppo generalizzante. Oltre che fondamentalmente inutile.

Non mi pare poi che abbiano reso obbligatorio guardare il Grande Fratello o l’Isola dei Famosi. Non vedo perché (nell’ambito di un uso oculato, consapevole ed equilibrato dell’infernale aggeggio) dovrei rinunciare a Omnibus, Presa diretta, a un documentario o una serie TV a caso (è televisione anche quella, sapete, giovani rivoluzionari internauti antisistemici che conoscete a memoria gli episodi di Lost e del Dr. House, e non perdete occasione per ricordarcelo su tutti i social network dell’universo) perché qualcuno ha deciso che la TV è il Male. Iniziative di questo tipo sono fallimentari anche dal punto di vista psicologico (è arcinoto il gusto del “proibito”, e che i bambini, più o meno cresciuti outside, tendano a fare l’esatto contrario di quello che cerchi di imporgli o di screditare moralisticamente “perché è bene così”).

A quando un bel “Smettiamola-una-buona-volta-di-demonizzare-i-media” day?