La decisione, presa dall’alto, era del tutto arbitraria e imprevedibile. L’annuncio veniva dato informalmente da supermegafoni collocati da qualche parte, nei cespugli (della mia e della tua fantasia), sui cazzi pubblici, tra le crepe delle anziane signore ipnotizzate dai lavori in corso. Subito i miracolati finivano per essere circondati e aggrediti bavosamente dagli altri. Gli esclusi. Gli sfigati. Quelli che ingiustamente non erano stati beneficiati dalle statalistiche elargizioni e che cercavano in questo modo di riparare al torto subito. In nome di una maggiore equità, strappavano alla creatura resa eterna mani, piedi e bulbi oculari, organi interni volteggiavano nell’aria, infine la lasciavano lì piantata sul suolo a sanguinare. Ma il protocollo non permetteva che fosse oltrepassato un certo tasso di malvagità, e dalle retrovie un burocrate, un mago, qualcuno interveniva a ricucire. Forse erano le leggi della chirurgia estetica ad agire di soppiatto, o quelle della melanzanica chi può saperlo.

Ma la rabbia della popolazione era grande, l’indignazione montava incontenibile, per questo l’immortale di turno finiva per essere aggredito ancora, con più livore, e gli veniva strappata la faccia, incendiati i peli pubici, e pisciata l’anima. Per porre rimedio al fragoroso bug, i nuovi immortali furono equipaggiati da subito con il notevole dono dell’indistruttibilità. (Non è ben chiaro quale sorte toccò alle precedenti versioni, ancora deambulanti). Il branco poteva ora circondarli, e inveire a piacimento, rallentarne il cammino, rapirli per un po’, ma tutto sommato le percosse non lasciavano segni.

A un certo punto, svanita la rabbia e appurata la sostanziale inutilità del cieco accanimento vendicativo, si fecero strada considerazioni di altro tipo, più opportunistiche diciamo, che portarono inesorabilmente al lecchinaggio. Gli immortali dopotutto erano personaggi potenti, biondi, inscalfibili. Carismatici, senza esserlo davvero, come una statuetta in cera di Big Jim abbandonata al sole. Nella loro mediocrità, del tutto speciali. La popolarità di questi esseri s’impennava sempre più, furono seppelliti di onorificenze, lauree, cariche pubbliche. Molti pezzenti li seguivano e si facevano immortalare insieme a loro, condividendo ricordini, aneddoti e limonate, bullandosi in giro di cotante amicizie. In parecchi erano convinti che costoro potessero anche moltiplicare gli smartphone, cancellare la povertà, i peccati e gli inestetismi della cellulite con la sola imposizione delle mani, e in generale illuminarli di banale luce riflessa. Ma gli immortali in realtà spesso erano solo degli sciocchi e obesi parassiti della società, senza particolari qualità, dalle opinioni superficiali, in grado a malapena di prendersi cura di se stessi e di soddisfare le proprie più basilari urgenze. E così si trascinavano, sfruttando le rassicuranti comodità e gli innegabili vantaggi che l’orribile e incessante arte del lustramento delle zone erogene praticata dagli sfigati sapeva offrire loro.