lock
Darwin Bell — head lock
distacco le porte, molto estese al loro arrivo, si rimpicciolivano in un attimo, tanto da consentire l’accesso quasi esclusivamente ai personaggi nani

essi si staccavano dai rami, dal fondale, con un movimento netto ed entravano fiduciosi e particolarmente convinti

le loro gambette artigianali demolivano distanze enormi, articolandosi in maniera incredibilmente rapida e accurata, nonostante l’apparente, millenario non-utilizzo

ulteriori entrate,
anticipate da un autentico maggiordomo, che risaltava

la musica principale trascinava i partecipanti verso zone evidentissime
altre voci, poco ordinate musiche, concepite probabilmente nel sottosuolo, annunciavano in superficie nuovi motivi

le parole che r a l l e n t a v a n o
andavano a comporre pile di messaggi
(solo su piazzette altolocate)

quando comparivano, taverne ben rischiarate m’illudevano di poter raggiungere una destinazione
mi accompagnavano per un po’…
ma poi scivolavo, non visto, verso cunicoli
e ancora nel ventre delle catacombe

precipitevole

svenivo nell’immensità

totalmente dimenticato

capitavo in quei corridoi, senza potermi opporre
il più delle volte li interpretavo densissimi, estremamente articolati…
erano labirintici – arredati con mobilia appena accennata
e suoni di partenti che calpestavano,
nelle stanze illuminateinaccessibili
le loro parole proseguivano appuntite, ma poi ne sopraggiungevano lentamente delle altre, a trafiggermi

[grottesche
insaziabiliallucinate]

e io ero costretto a rannicchiarmi sul pavimento o a rantolare senza speranza
(contavo fino a 3000)
(tracciavo ornamenti geometrici sulle pareti unte di bava)
intanto, i portoni si susseguivano, coloratilampeggianti
qualcuno appariva, per celebrare

[mi stavano sempre invitando?
sgambettavo lateralmente

mi invocavano? non ne sono ancora sicuro]

dopo un breve soggiorno, venivo risputato altrove
forse perché si manifestavano subito delle incompatibilità, o per altre ragioni da me solo in parte intuite

provavo a spostarmi con i piedi nudi zattere marine
conducevano nei campi, sulle onde con grande impeto

il sopraggiungere semplicemente ininterrotto di nuovi ingressi (unerkannt)