trash people
robie06 — Trash people at Roma 1
(unerkannt) La spazzatura era ormai del tutto fuori controllo e gli escrementi si riproducevano in continuazione, abbronzatissimi, davanti agli occhi attoniti degli osservatori internazionali e delle associazioni dei consumatori, invadendo la vita sociale dei netturbini, della gente. Ormai l’immondizia faceva attivamente parte della routine quotidiana, delle abitudini alimentari e sessuali. Nessuno tentava più seriamente di escluderla e i sacchetti erano ammessi in via ufficiosa alle varie manifestazioni culturali, camorristiche e ricreative, ai circoli artistici e a quelli bocciofili, nonché alle accese riunioni del Consiglio dei piromani comunali.

I palazzetti abusivi si andavano moltiplicando a vista d’occhio, sempre più barcollanti, occupando quello spazio che in precedenza ecologisti prezzolati avevano destinato agli ultimi brandelli di asbesto selvatico. Per evitare le polemiche con gli indomiti sostenitori del piano regolatore, alcune costruzioni venivano aggiunte furtivamente (ma, bisogna anche ammetterlo, tempestivamente) al fine di contenere la furia espansionistica della raccolta indifferenziata. Nessuno cercava di mettere in atto un’opera generale di risanamento, ogni rifiuto pensava a sé, espandendosi a più non posso, in modo del tutto arbitrario e indiscriminato.

Gli operai verso sera, dopo aver edificato, scendevano nei loro ricoveri, senza grandi pensieri all’infuori del rigori non concessi, delle tette e dei culi arbitrariamente negati, ma sbandierati in abbondanza nelle televendite. Giunta la notte, si accatastavano gli uni sugli altri nei cassonetti, o talvolta sgattaiolavano furtivi nei termovalorizzatori, addormentandosi, coccolati dal tepore. I giovani invece bighellonavano in cerca di distrazioni all’interno di discariche sempre più abusive, spammando ripetutamente i loro peni sui sacchetti nel tentativo di simulare rapporti affettivi ormai irrecuperabili.

Nel ciaffico però si celavano indubbiamente le maggiori insidie e difficoltà. I membri in tutti i sensi della giunta regionale fuoriuscivano improvvisamente dal manto stradale, aggressivissimi, lacerando mamme che portavano a spasso sacchetti senza colpe. Tentacoli emergevano all’improvviso da parti di terreno apparentemente stabili per acchiappare passanti già storditi dalla puzza e paralizzati dalle promesse elettorali che spiovevano appiccicosissime senza sosta. Gli agenti. Cavalcando cassonetti alati appena addomesticati, puntavano a riciclare i manifestanti più inesperti, trincerandosi dietro il silenzio stampa consentito da un regolamento discutibile e poco conosciuto. Dopo averli manganellati a piacimento, li spingevano dentro pozze artificiali per farne sparire i resti. Oppure, se non riuscivano a bloccarli, li scippavano al volo, impadronendosi dei Rolex in oro massiccio vero o più realisticamente presunto, divenuto comunque un bene sempre più catastematico e prezioso.

Dopo le catastrofi e i dissesti della precedente amministrazione — che a sua volta li aveva ingiustamente ereditati da quella passata, priva di colpe — la rete stradale aveva ripreso a svilupparsi molto velocemente assecondando le esigenze di mobilità dei rifiuti, pedissequamente seguiti e recepiti da nugoli di operai (che, almeno in questo caso, eseguivano prontamente i lavori pubblici, sgobbando alacramente per tradurre in realtà le decisioni governative). Non tutti i lavoratori ce la facevano però a giungere a destinazione [imprevisti].

Riuscire a sopravvivere al fetore era la sfida principale, capitava spesso di distrarsi e di venire travolti dalle ondate olfattive, litri e litri di diarrea emotiva emessa da pregiudicati pressoché inarrestabili. Chi cercava di difendere i sacchetti dall’aggressione delle donne o dai bambini mutanti veniva spesso azzittito, manganellato dai comitati spontanei che sorgevano ai lati delle strade. E le escursioni in queste discariche sconosciute erano diventate sempre più pericolose, anche perché la natura stessa e il colore dei conglomerati che se ne andavano liberamente a zonzo stavano mutando, silenziosamente.