ingressi oltrepassate le prime difficoltà
lo vidi chiaramente intrufolarsi in un edificio
che si scoperchiava facilmente grazie a delle leve alquanto vistose e intuitive
incompleto

era stato dipinto con un colore rassicurante
sul retro, qualcuno aveva deposto confortanti scene di vita familiare in campagna
la presenza, all’interno del complesso, di schiere di lavoratori rivestiti lasciava supporre che esso fosse in ristrutturazione

un affascinante espediente architettonico”,
(un critico aveva appena garantito)
le fondamenta erano state poste all’incontrario, quasi sul tetto dell’edificio, mentre i pilastri che avrebbero dovuto sorreggerlo erano in realtà del tutto esterni, ma in compenso colorati in modo particolarmente attraente

quei piccoli operai serali, contenuti nelle dimensioni, e davvero poco esuberanti
se li guardiamo attentamente, non cercavano affatto di porre rimedio agli errori commessi quando si era progettato l’edificio, bensì si limitavano prudentemente a sostenerlo, mettendosi quasi tutti incolonnati, allo scopo di prevenirne il probabile crollo
mimetizzandosi giustificandosi
dentro

edificio
yosigo!!! — edificio+

gli si avvicinavano spesso alcuni attori
gli ronzavano attorno per un po’ divertendosi a improvvisare nuovi personaggi
dopo brevi voli di contorno, essi si esibivano in un angolino privato
questa era una forma di allenamento e di intrattenimento, insieme

si allestiva un futuro in cui i rapporti tra i vari individui
non sarebbero più stati così dilazionati
i primi tentativi, era evidente, risultavano
abbastanza rudimentali…

una volta superate le porte, si rivelavano le anticamere
lì, alcune creature subivano atti di nonnismo, che non venivano denunciati
degli attori fingevano di interessarsene, per poi tornare a rappresentare i propri personaggi eccentrici
la loro tecnica di recitazione onirica aveva di frequente picchi insensati
[divagazioni]
…ma spesso era tutt’altro che irresistibile, e tendeva a diminuire dopo ogni esperimento
quando se ne rendevano conto, si mettevano a girare attorno a se stessi nelle stanze, alla labirintica ricerca della soluzione

tentò di avvicinarsi a uno di questi attori, che però sfoderò una lunga scala per le stelle
non afferrato, riuscì a conquistare un piolo dopo l’altro… a quel punto era davvero lontanissimo da lui
un altro, che sembrava inizialmente un individuo indipendente, si dimostrò, non molto tempo dopo, eccessivamente legato a una seconda figura, del tutto trascurabile
un terzo attore gli rilasciò una lunga e inservibile intervista

le zone abitate
erano collegate esclusivamente da strascichi imprecisi, abbandonati da chi era passato prima
la gente s’incontrava
in maniera solo approssimativa, quasi mai spinta da intenzioni nitide

l’impulsività faceva emettere degli urletti ai primi viaggiatori, che finivano per abbandonare, inevitabilmente, la borsetta
guardando tutto dall’oblò principale
ci si accorgeva senz’altro dei poli di attrazione, che condensavano la gente in una sola volontà…
E nei centri decisionali (artefatti indigeni molto raffinati, preesistenti a qualsiasi altra conquista) si accumulavano problemi su problemi, recapitati da sconosciuti con la testa per aria

secondo che criteri distribuire la popolazione?
come si sarebbe strutturata la catena alimentare?
se (e quando) dedicarsi alla produzione di arte “formale”?
quali sarebbero stati gli obiettivi comuni?

la paura di essere archiviati
portava a costruire subito (senza importanti deliberazioni) dei fondali
venivano spontaneamente utilizzati dei colori angoscianti come il viola dai toni urgenti,
oppure una versione solo un po’ meno preoccupante del colore dell’oscurità
a un certo punto si svilupparono in maniera del tutto naturale e non pensata delle associazioni con questo apposito scopo, che sembrava rispondere a esigenze comuni
gli emissari di queste organizzazioni si recavano nei punti dove si era deciso di piazzare uno sfondo, quindi lo innalzavano

la procedura non richiedeva alcun rituale, il materiale utilizzato era occasionale
presto i fondali già esposti ebbero la funzione di punto di ritrovo, dato che i loro colori, per quanto ancora tetri o aggressivi, risultavano comunque molto più convenienti a chiunque fosse stato abituato ad agitarsi tra le precedenti tenebre
per comunicare impressioni, per sentirsi più vicini, gli individui cominciarono a produrre dei rifiuti, e in abbondanza
anche nel tentativo di colmare le distanze

in particolare, tra coloro che attendevano in anticamera, molti, estremamente annoiati dalla ciclicità degli eventi o delusi dalle proprie capacità recitative, si trasformarono automaticamente in parti dell’arredamento

[sedicenti distributori di bevande
nutrono aspettative
quasi senza accorgersene
si diffondevano incompleti
vasi/divanetti]

alcuni si fusero tra loro nel tentativo di dar luogo a esseri più scintillanti o motivati
altri abbandonarono l’anticamera e, ostentando una sicurezza invadente, incominciarono ad infilarsi nella struttura, spalancando le successive porte non senza un certo atteggiamento perentorio di sfida La zona dei rifiuti si estendeva a dismisura