Il nostro Paese, specie negli anni della Prima Repubblica, ha sempre primeggiato con orgoglio per il suo assistenzialismo dai contorni insieme selvaggi e rassicuranti (?). In questo contesto va inquadrata l’incredibile esistenza dell’ARCA (Associazione Ricreativa Culturale Assistenziale) dell’Enel, una sorta di ente benefico che permetteva ai lavoratori della luce e a tutto il loro parentado di usufruire di simpatiche agevolazioni e di poter fare viaggi e campeggi qua e là, anche all’estero, a prezzi oggettivamente modici. Esistevano anche delle sedi fisiche dell’ARCA, nel mio paesello meridionale ne avevo una vicino casa, ricordo l’inaugurazione, con un rinfresco e dei giochi distribuiti ai più piccini, io incredibilmente riuscii ad accaparrarmi una copia de Il piccolo chimico, che bramavo tantissimo, anche perché giocattoli dalle mie parti ne giravano pochi, almeno rispetto agli standard odierni e a quelli delle famiglie meridionali più tamarramente arricchitesi. Per il resto quella sede la ricordo quasi sempre ben blindata, anche se scommetto che la tizia deputata alla sua gestione percepiva uno stipendio statale solo per far prendere aria ai locali di tanto in tanto. Ovviamente ora esistono almeno un paio di pagine nostalgiche su Facebook: quella ufficiale (“Trent’anni insieme a te”, recita l’avatar) che spamma con aplomb le nuove iniziative, anche se appare chiaro che i tempi d’oro sono ormai alle spalle, parecchio alle spalle; e un’altra (forse chiusa, non la trovo più, boh), che, dopo i successi iniziali, ha cominciato a declinare man mano che la gente cominciava a rendersi conto che ai vari appelli DAI FATEVI AVANTI FIGLI DELLA LUCE ISOLA CAPO RIZZUTO ESTATE 1989 SECONDO TURNO KI ERA CON ME?????? non rispondeva quasi nessuno, a parte le solite frasi fatte non molto fantasiose da quarantenne di Facebook, tipo “ke bello quand’eravamo ggiovani era tutto meglio altro ke oggi i posti erano piu meglio cera piu umanità e meno perzone falze nelle strade !!! buongiornissimo……kaffèèèèèèè?????”. Io non mi ricordo manco che ho ingurgitato a pranzo, figuriamoci i nomi o le facce dei tizi con cui ho trascorso due o tre settimane da adolescente, a parte forse quei pochissimi con i quali ho legato di più.

Gli ultimi momenti nei quali ho visto attiva quella pagina c’era solo un matto che spammava a tutto Caps Lock protestando per non so quale ingiustizia gravissima, sicuramente perché avranno tagliato qualcuno degli inconcepibili sprechi, giusto una frazione di secondo prima che gli elicotteri del Fondo Monetario Internazionale atterrassero per porre civilmente termine a tutto. I primi due campeggi low cost credo di averli fatti in Calabria, ero davvero piccino picciò, il più piccolo della compagnia, e per questo (ma non solo) mi ischerzavano, una delle due località non me la ricordo assolutamente, mentre l’altra rammento chiaramente fosse Soverato. Ora, a Soverato, checché se ne dica, non c’è un cazzo. In tutta la Calabria fondamentalmente non c’è un cazzo. Ma a Soverato di più (anzi, di meno, cioè, insomma). Almeno all’epoca, adesso vai a sapere. Il confronto a livello di infrastrutture e organizzazione con i campeggi nordici successivi è sconvolgente. Di Soverato leggo meraviglie perché c’è il bel mare, ma insomma. Il bel mare, per uno che viene, chessò, dalla Brianza, c’è quasi ovunque in Calabria, se sei del posto non è una cosa che riesca proprio a lasciarti di stucco. Non credo di essere riuscito a finire questo campeggio (o quello prima, almeno uno dei due non gliel’ho fatta) a causa principalmente degli atti di nonnismo, e poi della noia, mista a nichilismo adolescenziale. Mi pare ci fossero un sacco di settentrionali, del Trentino, confabulavano quasi solo in tedesco tra di loro, dicevano molte orribili parolacce. Anzi, dicevano solo parolacce (“figa”, con la “g”, penso di averlo appreso lì, lo so, è incredibile, altri tempi, altri mezzi di comunicazione).  Una tizia si inventò una storia su di me (in pratica vidi questa che cercava a momenti di sfondare la porta del cesso con tutte le sue forze e le dissi tipo di chiamare qualcuno casomai ci fosse rimasta dentro una sua amica o che ne so, questa, forse capendo poco l’italiano, o boh, s’inventò che ero andato a chiamare i pompieri, o qualcosa del genere, ahahahah, divertentissimo… ruppero il cazzo tutti i giorni successivi con ‘sta storia e quindi volli tagliare la corda di lì a poco)(ma forse mi confondo col campeggio precedente)(comunque figurati se poi ci hai pure voglia di sapere che ancora esiste e si riproduce ‘sta gente a decenni di distanza).

In pratica si andava al mare e basta, tutta l’organizzazione dell’ARCA nordica non esisteva (fu però incredibilmente messa in piedi una partita di baseball, e fu la prima e l’unica volta in vita mia che ci giocai). Addirittura non c’erano nemmeno i tavoli da ping pong e i biliardini, che erano il tratto distintivo di tutta l’ARCA, te li infilavano ovunque, anche nelle sedi cittadine. Ciononostante, in tutti quegli anni non ho imparato a giocare in maniera presentabile né a ping pong né a biliardino, non era facile ma ebbene sì, ci sono riuscito. Il segno estetico dell’arretratezza culturale e tecnologica inenarrabile era dato dalla presenza di coin-op primordiali nel posto convenzionato dove andavamo a mangiare. Non penso si scopasse molto in quel campeggio, o forse lo facevano quelli che già stavano insieme, poi nel segreto delle tende chissà che succedeva, ma probabilmente ero troppo piccolo per rendermene conto.