Jeep
aprilzosia – grill (sepia)

Esco di casa dopo mangiato e percorro Via Mazzini.
Mi avvolge un certo odore di piscio, sale nauseabondo dai rifiuti alieni ai lati.
Gli occhi mi squadrano, mi giudicano, rintanati nei bar, barbuti dal barbiere.
Ma io avanzo.
Ho già deciso, scavalco le obiezioni, gli abitanti.
Incrocio mio padre, scuro in volto, sempre internamente incazzatissimo col mondo.
Sicuramente ha già capito tutto.
Con gli occhiali da sole sembra un modello egiziano, io stringo in mano dolorosamente le mie dodicimila lire.
Ho paura che me le strappi via, impenetrabile, che mi respinga senza parlare, con una manata.
Inciamposudoltrepasso.
Mi avvicino all’obiettivo.
Non sono mai stato felice come in questo momento.
Vado a buttar via tutti i miei soldi, e ne sono fiero.
Sono già lontano, cavalco la jeep sulla confezione, impressa nel deserto.
Farò esplodere qualcosa, chissà cosa…
Degli aeroplanini, forse quei ponti, liberare i blu.
I miei soldatini marceranno vittoriosi tra le case diroccate, mentre dal cielo pioverà la festa dei rifornimenti.
Potrò infierire rumorosamente con la mitragliatrice.
Finalmente.

Respiro l’atmosfera del negozietto ristretto, lo scatolone farcito, gommosità confortevoli, praticamente il Paradiso ARMATI.
Lo esploro indeciso, lo rivolto mentre fuori fa sera, imparo a memoria tutte le confezioni.
Vorrei appropriarmi di Dragon’s Lair, come tutti, però costa ventimila lire il sogno multiload.
Chissà se un giorno ce la farò a rubarlo, ma la signora del negozio fa pressing, non mi lascia scappare, rozza, antica, fastidiosa.
Una volta avevamo chiesto i soldi alla mamma informe di un mio amico, che ci respinge ancora oggi con un sorriso beffardo che la allarga sempre di più.
Attorno a me, la gente mangia il gelato, senza faccia, sospesa nei viali.
Ora più che mai, stringo fortissimo le mie dodicimila lire.

Ars.