Raramente capita di degustare un titolo e dopo un po’ di pensare qualcosa del tipo: «Chi ha concepito e realizzato ’sta roba qua probabilmente ha capito tutto dei videogiochi, della vita; mi piacerebbe congratularmi con costui e magari strizzargli anche disinteressatamente le tette, per un po’». Ecco, quello di Amberial e relativo, inevitabile, pantagruelico seguito è senz’altro uno di quei casi. Nebulosa Realms in particolare mi sembra Amberial sagaa tratti rappresentare l’incarnazione perfetta del platform-puzzle game in flash semidefinitivo.

Subito ci si sente in piena sintonia con Oddgoo (l’autore, un maschione messicano appena ventenne), con la sua filosofia videoludica e con questa sua sfera matta che corre, corre a perdifiato scevra da qualsiasi orpello lungo le praterie del minimalismo digitale immaginario. Che rimbalza libera, dorata e felice, oltreché rigorosamente bidimensionale, sulle svariate superfici disponibili. Contro lo sporco più sporco.

Inizialmente l’impossibilità di poter effettuare autonomamente dei balzi tramite l’apposito tasto regolamentare lascia increduli, spiazzati e impauriti. Ci si sente piccoli e inermi in ostaggio dei capricci della fisica, di burroni sempre spalancati e pronti ad accoglierci, nonché dei cervellotici marchingegni sadicamente disseminati lungo il paesaggio.

Ma dopo un po’ ci si rende conto che la scarsa autosufficienza concessaci — cosa apparentemente inspiegabile e inaccettabile in una società civile — risponde alle raffinate ed essenziali logiche che animano e plasmano gli universi e i rompicapi in questione. I motivetti intanto rotolano gradevolmente al nostro fianco, pertinenti, a tratti accattivanti. In Nebulosa Realms i livelli sono di gran lunga più vasti e variegati, forse pure troppo, e la nostra spiraleggiante creatura rischia spesso di smarrire il senno, i bonus sbloccanti e quelle uscite appetitose che dovrebbero condurla verso torri e mondi rassicuranti e assai migliori, ma in realtà…

Amberial e il suo seguito forse non potranno essere consegnati ai posteri quali esempi di videogiochi perfetti: la telecamera in alcuni casi fatica ad adeguarsi alle esigenze e alle disavventure verticali dell’amata/odiata palletta; la grafica è saggiamente minimalista, piacevole, pulita, stirata, beneducata… Ma forse anche sprovvista di quello stile, di quella personalità straripante, di quel pataponoso carisma che avrebbe consentito a queste due opere piattaformiche di elevarsi definitivamente verso aulenti e sconosciutissime vette.

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PS Riesumo questo vecchio post arsludico in occasione dell’uscita del TERZO EPISODIO della pallocentrica saga (ok, Axis è in giro già da quasi due mesi, ma ho i riflessi appannati e ancora devo capire come superare il livello verso l’inizio con i dannati campi gravitazionali :x ; carucce le musichine techno e jazz che tanto sdegno hanno suscitato tra i commentatori, comunque).