Blast Zone! Tournament sarebbe il seguito di chissà quale altro clone di Bomberman precedente, o comunque parte di una serie. Un tizio su YouTube è riuscito, non so come, a farci un video di quasi un’ora e mezza. Durante la quale credo effettui decine di migliaia di uccisioni bofonchiando altrettante volte la parola «bonkato», apparentemente una delle poche a sua disposizione. Ormai chiunque giochi “sul serio”, pare obbligatorio, ha un canale video situato nel cuore della sua stanzetta dal quale bofonchia cose, e male che vada è seguito (si fa per dire) per inerzia da almeno cinquemiladuecento distratti follower, come ‘sto tipo. Questo gioco ha addirittura una modalità single player. Non è scontato al giorno d’oggi. L’avevo cominciata mesi fa, ma ora devo essermi dimenticato qualcosa di importante, perché non riesco a superare (non voglio davvero farlo?) il livello dal quale sto ripartendo. Le mie tattiche di solito sono elusive, sornione e all’insegna dell’opportunismo più becero e codardo, un po’ come la mia vita, e la carriera di Pipp’Inzaghi. Intanto scannatevi tra di voi, poi si vede. Se trovo un affare per zompare dall’altra parte dello schermo lo sfrutto a ripetizione, anche se non ho le idee troppo chiare sul da farsi. (Che palle questa cosa che bisogna avere sempre un piano dettagliato, perfino in Bomberman, aka puro casino, ci rendiamo conto). Le ambientazioni sembrano varie, ma sono tutte un po’ ingessate – sono quei videogiochi che non paiono proprio veri, nel senso di finiti, sapete, uno non ci crede davvero –, come del resto la storia. E il mio io ha i soliti capelli da Final Fantasy che a una certa età un po’ turbano. Le musiche sembrano generalmente la solita dance elettronica, non male, disinvolte, tamarre ma non troppo. Purtroppo orecchiabilità e sound wannabe fico per qualche motivo non bastano a far sì che non scorrano via inascoltate.

Sentiamo il video (molto più breve) di un altro tizio – italiano pure questo qui, ma com’è piccino YouTube, e dotato di una forte inflessione dialettale – magari mi sfugge qualcosa. Lo stile è completamente diverso, molto più formale, cerimonioso, antico, e costui sembra star leggendo un qualche testo preparato prima. Parla come un libro stampato, stile scolaretto primo della classe alle elementari (la sensazione è che debba essersi sentito anche parecchio orgoglioso del risultato finale). Pone l’attenzione soprattutto sulle morti ingiuste. Le morti ingiuste effettivamente sono da sempre il principale cruccio di ogni videogiocatore. Bomberman è un concept che sicuramente merita più amore di quanto io sia riuscito a erogargliene nel corso della storia. Forse sarà perché lo associo al casinismo fine a se stesso, divertente ma anche boh. Sono fallibile, non penso di aver capito tutto, magari mi ci vuole solo più perseveranza perché mi entri pienamente e finalmente in circolo. Però, non so, mi pare di non aver il pieno controllo (la potenza è nulla ecc., come si sa). Sei come coinvolto per qualche motivo in un esilarante e insensato party a base di torte in faccia (?) privo di vie di fuga, e il meccanismo della torta in faccia dovrebbe far ridere. Fa indubbiamente molto ridere, ma mi pare anche il suo limite. Alla centoduesima torta in faccia che ti arriva sei lì a chiederti se per caso non ti sfugga qualcosa. Qua (Bomberman) è riproposto papale papale, dicono, non so, un delirio di esplosioni condito da una giungla di opzioni, possibilità e capi d’abbigliamento. A naso, le partite con tutti quei giocatori daranno anche l’idea di sballo, ma non hanno molto senso, per evidenti motivi. Nel multiplayer (o presunto tale) mi ritrovo sempre in pulsanti piste da ballo, come collocate in una sorta di affascinante dimensione normalmente inaccessibile. E ciò mi consente di abbandonare per sempre questo gioco, che peraltro anch’io non trovo malvagio, con la vaga e truffaldina sensazione di aver vissuto comunque, sia pur fugacemente, una qualche piccola e meritevole esperienza.