Nella saletta sotterranea, lo spazio siderale mi attendeva. Mi appariva un recinto nero da celebrare, come un evento particolare. Un rettangolo protetto, un rifugio esteso nel quale girovagare, con i suoi contorni indubitabili difesi con grande fisicità. I puntoni colorati sullo sfondo rappresentavano in qualche modo le stelle? Pensavo seriamente che sarebbe stato possibile allungarsi, a un certo punto (avanzatissimo, naturalmente). Raggiungerle e poi chissà. Mondi tridimensionali descritti con assoluta precisione. O forse passeggiate sui viali alberati dai trans isometrici di pianeti inimmaginabili. Addirittura un modo di giocare completamente differente senza la schiavitù del gettone. Altro ancora. Le navi mamme da tirare giù (staccando con certosina cautela pezzettino per pezzettino, in un mordi-e-fuggi drammatico di smanettamenti e di sudore) erano verdognole affascinanti. Simili a mostri nodosi, toglievano il disturbo poco alla volta, senza particolare urgenza. Quando ormai non mancava molto a seccarle, la macchina emetteva un vagito significativo, come se stesse partorendo, e via…

Il radar sulla destra — in realtà già visto in Rally X — mi sembrava il Futuro, ma la possibilità di continuare la partita, pure inaudita, non era neppure presa in considerazione. Restavo a respirare quell’irreale, inedito conto alla rovescia, scettico sulla sua effettiva utilità [«in America, senz’altro, ne faranno massicciamente abuso, ma i loro campioni hanno conoscenze tali… custodiscono nozioni insospettabili che ci sono precluse», riflettevo nerdosamente istigato dai vaneggiamenti di Miccoli, “IUR” sulla rivista unica]. Tutti però preferivano ripartire dall’inizio per assaporare interamente la moneta da cento lire, infilata con un gesto tradizionale, lento e importante. Ripetere non stancava, anzi era considerato sano e istruttivo! In questo gioco dall’apparenza veramente poco scherzosa, perdevo particolarmente presto, a dire la verità. Venivo immediatamente accerchiato da unità metalliche e frettolose. Preso di mira e trucidato, non riuscivo a imparare. Cannoneggiato ed espulso. Ciononostante di tanto in tanto ripetevo la mia svagata partita sempre uguale, zigzagante. In quanto gradivo quell’atmosfera esclusiva fatta di botti. Allarmi sonori, invadenti e prolungati (caratteristici di quella preistoria), quantomai allarmistici. Quadratini luminosi marchiati a fuoco sui neri. Rettangoli. Evasione. Spazio scurissimo a disposizione.

Bosconian | 1981 Midway/Namco | Coin-op

Evaso dalla sepolta webzine di Ars Ludica.