Primi anni Ottanta. Il ciclismo forse non è più popolare come ai tempi d’oro ma tira ancora tantissimo, grazie soprattutto alla supersfida tra Saronni e Moser. Saronni (chissà perché) mi sta sul culo, ma vince i Giri. Moser invece (chissà perché) è il mio idolo ma li perde (sì, ok, vince una marea di gare importantissime a zonzo per il mondo, stabilisce il record dell’ora con la bici taroccata e fa pure la pubblicità del Dixan, ma per me l’unica cosa che contasse era il Giro perché doveva battere quello stronzo di Saronni e umiliarlo). Non mi arrendo, nel privato (ma anche in pubblico, una cosa molto autistica lo so) simulo dei Giri d’Italia immaginari con le manine pacioccose facendo muovere alternativamente e rapidissimamente indice e medio delle due mani, che nelle intenzioni rappresentano le gambe villose dei due campioni intenti a sorpassarsi senza sosta in coppa al Mortirolo; sul quadernino a quadretti segno il distacco, che tappa dopo tappa si fa sempre più preoccupante, a favore di Saronni, ma siccome ci dev’essere il lieto fine Moser recupera e vince eroicamente con un secondo di vantaggio. Ovviamente nella realtà il Giro continua a essere vinto dal maledetto Saronni, in bundle con Hinault. Finalmente qualcuno là in alto decide che non è più possibile che uno con un cognome importante come Moser continui a non vincere la corsa a tappe più prestigiosa del suo Paese, gli disegna un Giro fatto su misura per le sue caratteristiche (non so se la cosa sia molto regolamentare), e lui, a sorpresa, lo vince.

Così agguantavo la gommosa confezione ARMATI costata lacrime e sangue, quasi quanto un gioco originale vero, ma non c’era alternativa, era un multiload (mi pare) e nelle cassette pirata da edicola non lo mettevano. Subito la delusione balenò sul volto del piccolo Luigi, che tanti sforzi aveva fatto, e di tanti Topolino e macchinine Majorette si era privato. Ma come, gli altri ciclisti non corrono insieme a me, siamo sicuri? Dove cacchio si sono nascosti? Magari ci sarà un sistema segreto per attivarli, vedrai, non possono certo mettere in commercio un gioco di ciclismo nel quale ci sei solo tu. E invece sì, c’ero solamente io che schiacciavo tasti come un disperato, quasi nella speranza di far comparire gli altri ciclisti. I programmatori ungheresi chissà perché hanno ritenuto possibile questa cosa assolutamente grottesca e incredibile, perfino nel 1985, convincendo l’Activision che con un po’ di belle musichette malinconiche, i tifosi alti pochi pixel che si sbracciavano e qualche suggestivo paesaggio naïf si sarebbe venduto lo stesso. Ovviamente non ero contento manco per il cazzo, ma ormai il gioco l’avevo pagato, quindi la mia mente lavorava alacremente per produrre i contenuti non inseriti dai malnati magiari. Ci giocai fino allo sfinimento, convinto che una simile, balzana variante ai soliti giochi sportivi di smanettamento selvaggio potesse risultare gradita solo a me, invece, sorpresa, in seguito vidi che i voti sulle riviste non erano poi tanto male e che pure qualche altro sociopatico con tantissima immaginazione se l’era fatto piacere.