Dig dug

Il sole spalmato sulla spiaggia, il lido con i bigliardini.
Un bambino incontra un coin-op, accecante.
Il buffo, spigoloso omino azzurrognolo.
S’immerge in un variopinto universo di marzapane, armato di una pompetta poco credibile.
Un’orgia imprevista di strati giallini arancioni marroncini.
Impazzivo già intimamente per quel clonazzo di Frogger che nessuno ricorda (forse neanche esiste più), per Skramble e, ovviamente, Space Invaders nella versione con i trasferelli riciclati che penzolavano dallo schermo.
Ma non riuscivo ad ammettere neanche a me stesso (bambino) di stravedere per quelle che il parentado in coro continuava aggressivamente a bollare come immorali, degradanti schifezze.
Ripetutamente.
Quasi istericamente.
Loro avevano capito tutto.
Non perdevano occasione per mettermi a corrente del malsano pericolo.

Io invece, aggrappato al cassone, segretamente contemplo, commosso, dei ragazzi inarrivabili tesi a gonfiare prontamente i draghetti ben pasciuti, smarcandosi con irrisoria facilità dalle mascherine spiritate che evadono dal loculo di partenza.
E poi, sorpresa delle sorprese, la roccia spiove dall’alto [riduce sfortunati].
È tutto coloratissimo fragoroso.
Luccicante iperpacioccoso.
Stento a credere che quel mondo ultravivace delle meraviglie possa esistere [tornare/non].

L’emozione è tale che perdo i soldi, confuso posso appena farfugliare qualche scomposto frammento negli spiragli altrui.
Non riesco nemmeno lontanamente a immaginare che dietro la bravura di quei ragazzi dalle dimensioni leggendarie si celino intere mattinate di accanimento o schemi inattaccabili, collaudati e tramandati di generazione in generazione.
Le mie partite non durano niente… ma è bellissimo anche solo sognare.

Desidero soltanto staccarmi dalle urla della spiaggia, naufragare nel mare di marzapane colorato.

Dig Dug. Su it.comp.software.emulatori e Ars Ludica webzine. Immagine di tastypaints.com.