Lo sponsor offre un nuovo premio Bandana Reebok bianca. Disputa un match contro Venus Williams per ottenere una nuova abilità servizio ultrapotente (certo virgola certo). Il medium videogioco ha sempre avuto col tennis Tennis(da tavolo o meno) un legame particolare, affettivo, quasi viscerale. Primo sport a essere rappresentato – forse per la relativa semplicità delle sue dinamiche – nelle angustezze bidimensionali di un oscilloscopio, quello di Higinbotham imboscato in un laboratorio di ricerca nucleare, proprio mentre Modugno vinceva in coppia con Johnny Dorelli l’ottava edizione del Festival di Sanremo con la canzone Chisseneincula. Primo coin-op di successo tra le masse, Pong (1972). Tra gli sport di maggiore attrazione presenti al lancio di almeno un paio di console che hanno fatto la storia, Magnavox Odyssey e Wii (il tennis era la superstar di Wii Sports, non ditemi che qualcuno davvero ha perseverato con robe tipo la boxe che già dopo un’ora ti cascavano le braccia e il cazzo dal dolore).

Nonostante le poco intuitive e demenziali spiegazioni, Grand Slam Tennis è facilmente considerabile come la migliore versione di questa disciplina mai apparsa, almeno su questo pianeta. Certo, gli omini (e le donnine) dalle grosse capocce vuote messi lì dal Wii ad agitarsi con la racchetta in mano sono oscenamente buffi e poco convincenti (niente screenshot, ho il gomito che mi fa contatto col tostapane), e di recente è uscito un seguito per Xbox 360 e PlayStation 3. Ma, appunto, ci sono voluti tre anni per replicare (forse) risultati simili, a una risoluzione un po’ superiore. Si potrebbe osservare che il telecomando del Wii – oltreché per illudere iperprostatici nonnetti, pseudochitarristi falliti e massaie alla ricerca del peso forma perduto – in effetti esiste solo per consentire una rappresentazione fedele del gioco del tennis, che non è affatto poco, come taluni insinuano, dato che si tratta di uno dei più divertenti mai concepiti, avanti, chi ha bisogno di un altro CRPG medievale con ottantamila verbosi personaggi che si incontrano scontrano lungo scenari malfrequentati con motivazioni discutibili.

Giocando a GST viene in mente la classica mamma, ma poteva essere la nonna, che entra in stanza senza capire, senza bussare, e urla con la stentorea ignoranza di un Richard Benson in menopausa c’è il sole bruttobabbeo, vai fuori a giocare, a tennis, invece di fare la stessa cosa ammuffendo al chiuso, ché poi diventi rachitico (?) e ti dobbiamo pagare le cure mediche, tra un po’ Monti taglierà anche quelle e allora a quel punto morirai. Ma la mamma/nonna non aveva capito che giocare fra le mura domestiche è più bello, più da nerd (ma lei non poteva saperlo), e poi il gomito del tennista non è neanche lui molto salutare, inoltre affittare i campi veri della realtà costa, ammesso che non ci siano eventi estremi in giro, e lì non puoi disputare il Roland Garros da protagonista indiscusso, facendoti insultare online da oscuri tennisti ecuadoregni che hanno appreso meglio di te la sublime arte della palla corta.