King of Boxer/Ring King/Family Boxing (qualche altro nome no?) me lo ricorderò finché campo principalmente perché era uno dei pochissimi coin-op nei quali fossi riuscito con le mie sole forze a individuare un bug, uno schema infallibile per andare avanti quasi a piacimento, ovviamente prendendo i debiti accorgimenti. Credo che qualcosa del genere esista per molti classici, tipo Pac-Man, o Nibbler, oppure Pengo, o almeno così dicono, ma io in questi non sono riuscito mai a individuare alcunché (troppa roba che si muove troppo velocemente e incontrollatamente da tutte le parti), neppure mettendomi a scrutare con attenzione le partite dei cassaintegrati campioni del mondo che monopolizzavano i cassoni nei bar di riferimento, fumandosi la vita. Ovviamente nei videogiochi casalinghi, di qualsiasi genere, se possibile vado sempre alla ricerca della falla, e la sfrutto: secondo me fa un po’ parte della mentalità italiana, l’opportunismo, io dico sempre che se Cesare Maldini si è portato a casa tre Europei Under 21 proprio fesso fesso non era, e, bando ai moralismi da quattro soldi, reputo sia giusto così.

Sei tu, creatore dell’universo-gioco, tu che in solitudine hai concepito e stabilito le regole, che devi fare in modo che il tutto fili liscio in maniera credibile e coerente, che le tue leggi non siano banalmente aggirabili. Perché se lo sono allora è tutto il tuo creato a essere banale. Se dentro la stanza hai messo un elefante perché non sei capace di fare altrimenti o perché pensavi alle oscillazioni del prezzo dell’eroina sui mercati internazionali non puoi dirmi “no, beh, guarda, non dare importanza all’elefante, mettiti delle fette di salame belle spesse sugli occhi e fai come se l’elefante non ci fosse, e divertiti”. Col cazzo che mi diverto, mi diverto innanzitutto se vinco (messa così sembra un po’ da juventini, quel “vincere” può essere anche letto come “sopravvivere”, immaginate una bella piramidina di Maslow). Io ti faccio da beta tester (fuori tempo massimo), gratis, che vuoi di più? Un tizio col quale giocavo le avventure si lamentava che quand’ero bloccato mi lasciassi andare al “prova tutto con tutto”, o a metodi diciamo poco ortodossi, invece di sforzarmi di risolvere con la sola logica gli enigmi (data l’esperienza maturata nel settore al 99% astrusi e rompicazzo) escogitati da qualche buffo nerd. No, io lo dico, ma stiamo scherzando?

Mi pare che qui la tecnica consistesse nel mettersi a ronzare fino alla nausea intorno al collega pugilatore in modo da recuperare energia (non si veniva colpiti, chissà perché), quindi era abbastanza noiosotto ai livelli più avanzati dato che ovviamente gli avversari erano più forzuti e bastava un loro cazzotto per compromettere seriamente le nostre delicate funzioni vitali. Ma, ehi, la soddisfazione di poter monopolizzare un gioco da bar con 200 lire tra gli elogi (per una volta) dei tamarri e le maledizioni del gestore spilorcio che minacciava di staccare la luce si vede che era superiore alla sofferenza, che pure innegabilmente si provava in quei duri momenti. King of Boxer, la versione da me sperimentata, a marchio Woodplace Inc., era parecchio mediocre per essere un coin-op, ma giochi di boxe non è che ne girassero tanti (Punch-Out!! al Sud non si è mai visto). Mettiamoci che simula (lol) uno “sport” magari non molto popolare in Italia, però comunque importante nell’immaginario di un adolescente. Tra gli scarsi motivi d’interesse c’erano i supercolpi che permettevano di mandare subito al tappeto l’avversario: pare la normalità, ma nel 1985 era ancora discreta roba. La scena della fellatio, ovviamente scelta per illustrare questo post, era purtroppo presente solo nella versione NES. Graficamente non osava staccarsi dal look demenziale che pare per contratto dovessero avere i titoli del genere all’epoca, con le acconciature strambe e i capoccioni regolamentari innestati, almeno nella versione da sala, sui corpicini smagriti ed esili (ma sul cabinato della Data East c’era il disegno realistico, appropriato come la merda nella carbonara, di un pugile biondo col fisico scolpito abbracciato da una donnina biotta… guardare, parlarsi, mettersi d’accordo no?). Gli sforzi e la sofferenza comunque erano vani, i milioni accumulati diventavano sempre di più, ma il gioco non finiva, continuando a riproporre i tre nemici più forti, e si era costretti a lasciare l’amata cintura a un qualche negro.