Nonostante le vendite sotto le aspettative Ninja Cop è considerato unanimemente uno dei migliori giochi mai partoriti per il Game Boy Advance. C’era tutto quello che doveva avere un prestante platform nel 2003 su quella macchina. Un protagonista cazzuto e agile in grado di spostarsi con estrema rapidità ed efficienza da un punto all’altro dello schermo e dello scenario per uccidere senza dare nell’occhio. Una colonna sonora iperprofessionale che ponesse l’enfasi sulla drammaticità delle situazioni, in genere gente ingiustamente sequestrata in aeroporti o altri luoghi pubblici afflitti dal temuto terrorismo ninja internazionale. L’omaggio al passato, Shadow of the Ninja per NES su tutti, però ampliando e rinfrescando l’impianto di gioco, più armi, più tasti che fanno qualcosa, qualsiasi cosa, ecc. Credo sia fisicamente possibile finire tutto il gioco in poco più di una ventina di minuti, sfoggiando abilità manuali col pad da ninja veri, per la gente normale naturalmente il brodo si allunga parecchio, tra fallimenti e salvataggi vari. A me quello che sfianca come sempre sono i passaggi a vuoto gironzolando per lo scenario (“dove cappero sarà la chiave arancione? e il prigioniero mancante si può sapere dove lo nascondete? ho girato tutta la mappa sei o sette volte, la prossima volta giuro che rinasco spazzino, buttatemi almeno un indizio, basterebbe, chessò, un orecchio… Aridateme l’Anonima sequestri”). Poi ovviamente mi rendo conto che è un limite mio. Ninja Cop (è il nome PAL) è brillante nel confezionamento, nei suoi surreali mostri di fine livello, nel richiedere al suo contorsionista di destreggiarsi tra tutti quei laser verso la fine, affettando anche i nemici di passaggio nei nanosecondi liberi, nell’emozione verticale del suo countdown liberatorio finale. Però, non so, c’è qualcosa. Io faccio sacrifici umani ogni giorno a un capolavoro come Rolling Thunder (a Shinobi un po’ meno perché per un periodo c’era solo lui in contemporanea in tutti i bar del mondo e mi è venuto a nausea, però insomma, è incontestabile), e il mio amore per il rampino multiuso di Bionic Commando, uno dei più geniali elementi di design inseriti in un qualsiasi coin-op, rasenta la follia. Però mi rompo i coglioni dopo un po’ a usarlo così, tutto il tempo, come sistema sostitutivo dei piedi. Novità andando avanti ce ne sono, ma volendo da un titolo del 2003, per quanto su Game Boy Advance, sarebbe stato lecito attendersene anche di più. Ecco, magari è pure questo, per quanto ben riverniciato tutto ciò più o meno era già stravisto, anche all’epoca della sua uscita, questi schemi, questi ostaggi, queste porte, questi ritmi di gioco, queste sorprese, questi sapori e odori mediterranei. Poi ripeto, formalmente non gli si può dire nulla, avete ragione voi per carità, io faccio ritorno umilmente con la coda tra le gambe ai miei giochini sbagliati che nessuno ama…