Outrun
retronoob — Retro Road

1986
La gente si accalca nell’antro, schiamazza intorno.
Mi avvicino al capannello, mi affaccio pericolosamente.
Vedo la creatura.
Pochi secondi di saliscendi, appassionanti accappottamenti autostradali.
Scorgo tra ascelle malfamate paesaggi inimmaginabili anche solo il giorno prima.
Si alternano rapidamente, le nuvole rosa il cielo saponato.
Mondi interi sostituiti in prossimità di un checkpoint.
La sensazione di spaziosità ineguagliabile.
Tutti i limiti conosciuti vacillano in un videogioco.
Strade case palme.
Sembra tutto lì, a mia disposizione.
Basta allungare la mano e toccare, afferrare, portare a casa.
La macchina ruggisce rossa.
È scintillante, e la giornata luminosa.
Posso arrivare dove voglio.
Esco tutto arzillo e mi fiondo sicuro nel mare più vicino, nulla sarà più come prima.

2004
Pomeriggio uggioso, caricamento timoroso.
Lo scatolotto nero procede, titubante.
Le note di Splash Wave si diffondono in giardino.
Impugno il joypad, disintegro le opzioni.
Divertimento sfacciatamente arcade un po’ plasticoso.
Urla non necessarie della ragazza fintissima, collocata per contratto accanto a un bamboccione pusillanime e introverso.
Nel corso di qualche riunione aziendale, devono aver convenuto sull’irrinunciabile centralità del ruolo della zoccolona-cool, fatele gridare qualcosa in continuazione, venderemo vagonate di copie a qualcuno.
Si raccolgono carte, si sbloccano ammennicoli, uff.
Perché ogni stracazzo di gioco di corse moderno deve essere così.
Gli elementi modaioli mi rendono più infelice della new wave italiana, del free jazz punk inglese.
Piuttosto, alzo il volume per convincere una volta di più il vicinato della bontà di questi motivetti immorali.
Sbracato in poltrona, sorseggio musiche balneari, indecoroso e semi-ignudo.
La malinconia funk della bellissima Shiny World si impone.
(Assolutamente all’altezza dei capolavori precedenti).
Fanciullino e primitivo, porto a termine in scioltezza i tracciati principali.
Con semplici scarti, con derapate infinite il viaggio estivo è terminato.
Assurde le macchinine avversarie, macchie modeste poco attive ma dipinte gustosamente.
Mi appassiona la profondità, lo sforzo grandioso profuso nei fondali.
Anche questa volta il sole mi acceca con i suoi effetti speciali, mentre sfreccio predestinato lungo i binari a bordo di un cassone incredibile.
Abbattere insensatamente, superare quei record che io stesso, svagato, ho stabilito.
Oppure affrontare le prove alternative, aggiunte per far massa durante la conversione.
Varianti autostradali, riempitivi minori.
È tutto così solare, a volte impegnativo.
La sciocca creatura poco ispirata, esibita squallidamente negli intermezzi (emerge ancora).
Raccolgo cuori.
Respingo coni.
Tengo a mente sequenze di frutti.
Come un impiegato del catasto felice.

Derapato sulla defunta webzine di Ars Ludica.