Snokie, nella sua spartana ingenuità, è tra i titoli più immediatamente soddisfacenti della prima era del C64 (ma esiste anche per Atari 8-bit, le due versioni sembrano quasi combacianti). Mi pare evidente lo sforzo degli autori di sfornare un prodotto che fosse modellato il più possibile sullo stile coin-op, i tempi di gioco sono da arcade puro, traspare una cura antica e certosina per la giocabilità in ogni suo aspetto e momento, senza lasciare nulla al caso, cura che profuma quasi di giapponese. È presente perfino il salvataggio dei migliori punteggi su floppy, innovazione credo sconvolgente per l’epoca. Forse si eccede un tantino sul versante frustrazione, a giudicare dalle lamentele in giro, ma a mio avviso basta farci la mano, assimilare le particolarità del paesaggio appena accennato e ben poco popolato stivato all’interno dell’home computer, tastare personalmente le idiosincrasie del personaggio verso gli elementi più aguzzi e le asperità capaci di condurlo al prematuro decesso. Con un’impostazione diversa e meno incalzante, Snokie sarebbe stato completato dagli utenti in tempi inaccettabilmente brevi anche per quelle che erano le convenzioni sociali dell’epoca.

La versione piratata nostrana si chiama Unga!, chissà perché, visto che gli uomini primitivi non mi pare c’entrino molto, ma allora non mi ponevo questo genere di domande e me l’ero bevuta (o magari avevano ragione alla SIPE, il rischio di prendere cantonate colossali in questo articolo mi appare improvvisamente altissimo… ma chi me l’ha fatta fare). Ovviamente non ho la minima idea di che cosa sia l’affare che si controlla, pare un pinguino (credo lo sia, dopotutto non vola), ma la confezione originale del gioco mostra un pennuto dotato di fattezze che mi lasciano spiazzato. Lo sapevo che avrei dovuto guardare molte più puntate di Superquark, in gioventù. Dalla regia mi dicono si tratti di uno snowbird, quindi forse uno zigolo delle nevi (ma non mi pare proprio, sentite, ci rinuncio, fate voi). Il logo Funsoft con le sue lucine colorate viene issato sullo schermo accompagnato da un jingle dal retrogusto di preistoria, il sonoro in questo gioco si adegua al minimalismo a tratti spettrale di tutto il resto. Il nostro snowbird, o quello che è, balza (qua e là sfarfallando, ma erano altri tempi, non c’erano i forum e le pagine Facebook con i commenti tecnici dei nostalgici saccenti indignati per la sciatteria di programmatori ora in tutt’altre faccende affaccendati). Balza con inusitata rigidità da un checkpoint all’altro verso l’obiettivo finale. Balza sulle bigie caverne e le piattaforme mobili, schivando lo schivabile, a volte di più. Ma balza anche con l’atletismo gratuito che gli proviene dall’essere non un vero zigolopinguino con tutte le connesse problematiche che la realtà comporta, bensì solo un’evanescente fantasia, uno sbilenco pugno di pixel richiudibile e immortale.