Nasometricamente, il genere che andava per la maggiore su questa console SEGA era quello dei platform. Sì, ok, ci sono anche abbastanza spara e fuggi, picchiaduro ed RPG, ma alla fine Sonic con il suo successo creò lo stampino per una marea di titoli con un certo stile in comune. Potrà cambiare il personaggio principale ma, anche quando al posto del solito animale strafatto di stelline e anabolizzanti abbiamo qualcosa di più demenziale e strampalato, il tratto comune è evidente. Paesaggi ampi, pacioccosi e coloratissimi popolati da cattivi da cartoon, fluidità multidirezionale a palate, improvvise e stupefacenti (nelle intenzioni) accelerazioni, discese ardite seguite dalle inevitabili risalite, teatrali diversivi messi a spezzare la raccolta di ciarpame luccicante. Difficoltà generalmente non estrema come in precedenti ere geologiche del videogioco, salvo magari qualche passaggio (in questo caso il livello della lava, quando si è imprigionati sulla piattaforma bollente che sale autonomamente; acciuffare tutti gli orli delle piattaforme senza perdere nemmeno un centesimo di secondo è oltremodo complicato con il metodo di controllo messo a disposizione, l’inatteso aumento della difficoltà sembra un disperato espediente per impedire che il gioco venga completato troppo in fretta).

The Flintstones, creato nientepopodimeno che dalla Taito esclusivamente per questa console, non si allontana poi troppo dagli schemi. Il tozzo Fred viene mandato ogni volta in missione speciale alla ricerca di collanine, figliolette tonte sequestrate da improbabili dinosauri e altra paccottaglia. Vederlo dimenare i suoi enormi polpacci a mollo nell’acqua con la consueta espressione non troppo intelligente dipinta sul volto è abbastanza gradevole. Benché The Flintstones sia tra i titoli da me più apprezzati per questa macchina (piuttosto stranamente, trattandosi di un tie-in, sarà che se non ti fanno simpatia Gli antenati per quanto mi riguarda non sei normale), devo ammettere che riprovandolo ho sbadiglicchiato un po’ qua e là, rifugiandomi nell’illegalità dei salvataggi per avanzare più voracemente.

Wikipedia fa notare che le recensioni dell’epoca furono più entusiastiche (senza toccare chissà quali inusitati punteggi) rispetto a quelle più recenti, a conferma che il gioco non è invecchiato in maniera particolarmente felice. L’impressione è che gli ingredienti ci siano tutti, personaggi superbamente disegnati, giocabilità da coin-op, musiche ok, anche se non certo memorabili quanto il motivetto originale in versione iperstrombazzata, mostri finali ben caratterizzati, ecc. ma che siano sottosfruttati: prendiamo il livello Moon Patrol con l’auto per cavernicoli, giusto infilarcelo, ma poi non lascia granché il segno come avrebbe potuto. Ma sarebbe bastato anche solo mettere un po’ di pepe alle scenette tra i livelli, tipo che lui torna a casa a consegnare il pacchetto Amazon di turno e invece del solito dialogo di routine prefabbricato trova Barney intento a tradirlo inequivocabilmente con Dino, Wilma, il capo della cava e una palla da bowling.