È un evento illusorio, impalpabile, di esso solitamente non resta traccia, se non in qualche polveroso file presto dimenticato. Space Invaders non si poteva finire, e comunque al termine della giornata il barista si faceva beffe dei nostri sforzi, azzerando con poco sforzo imprese galattiche irripetibili, in nome del risparmio energetico. Cito un titolo vetusto-sorpassato giusto per mettere in chiaro che nel mondo dei videogiochi è stato sbagliato tutto fin dall’inizio, eh, non è che si sia cominciato a fare cazzate solo a un certo punto.


Laser Bread – Game Over

Oggi, certo, non si parla più di “malcostume degli end-game” (Miccoli), ogni gioco per console o PC che si rispetti ha il suo bel filmatone conclusivo pulito e stirato (pure troppo), si possono tenere i salvataggi, ecc. Ma non prendiamoci in giro. A chi volete che interessino i miei vecchi salvataggi?!? Nemmeno io stesso sono (intimamente e minimamente) gratificato dal fatto di conservare un salvataggio. È qualcosa di troppo poco tangibile, “interattivo” e soddisfacente, perfino di antiestetico, oserei dire. Tant’è che molti, pur dichiarando di custodirli tutti certosinamente, ammettono di non averne mai fatto uso, per ovvie ragioni. Il più stupido e inutile dei collezionismi, insomma. Il “vincitore”, rinchiuso nella sua stanzetta, reso ormai ciccia e brufoli da ore e ore di sforzi, quasi sempre non ha testimoni. Certo, può andare sui forum a bullarsi (del resto i forum sembrano fatti per questo) dei suoi successi… Ma, senza esibire prove inconfutabili dei delitti commessi per arrivare sano e salvo al traguardo, chiunque potrebbe raccontarlo.


Stéfan – You’re done, Invader!

Tra l’altro, uno dei grossi limiti di questo sbrilluccicante e videogiocoso mondo, che mi impedisce di godermelo fino in fondo, è il fatto che tutto sia così transeunte, legatissimo alla tecnologia e alle mode. Ma come, mi faccio un culo come una capanna per terminare una volta per tutte, rendendo un servizio all’intera società, l’inumano Jet Set Willy II, il vastissimo The Elder Scrolls XXIII, o anche solo il vendutissimissimo Call of Duty CLXIX… ed è come se non fosse successo niente! La schermata finale spesso è insignificante, il filmato magari tecnicamente spettacolare ma prevedibile, poco ispirato, messo lì quasi per adempiere a un dovere (o comunque delude regolarmente le aspettative). E come se non bastasse la comunità ormai sembra orrendamente interessata solo alla novità del momento. Non esiste un “Mount Rushmore” dove scolpire orgoglionamente le proprie iniziali, non è possibile una raccolta documentata delle imprese, o una Bibbia condivisa e conosciuta da tutti che illustri le gesta imperiture dei campioni. Solo filmini di dubbia natura diffusi via internet, gente che si dà missilate sulle balle pur di stupire, liquidando l’avventura in pochi istanti… O altre sbruffonate improbabili, eccessive, che sviliscono il senso stesso del videogiocare (che è anche esplorare, provare stupore, e assaporare).

Una delle nuove tendenze sembra essere quella di rendere il single player un semplice pretesto, un allenamento per il gioco online, dove la fine non esiste. O meglio, viene certificata dalla stanchezza del Campione, che a un certo punto non trova più stimoli, e cerca come può di evadere da un server ormai angusto e poco interessante, diventato prigione intorno a lui. Personaggio potentissimo, popolarissimo nel gioco, ma ormai inane e semisconosciuto nella realtà, tanto da essere costretto perfino a evocare il pizzéttaro sotto casa con l’apposito comando (“/pizza” in Everquest) per poter semplicemente sopravvivere. La fine, quindi, giunge dimessa, come una sorta di eutanasia, e non come una marcia trionfale, celebrata tra fuochi d’artificio, fanfare e sacrifici umani, e questo francamente lo trovo assai triste. Alla fine, dei migliori giochi mi restano soprattutto impressioni paesaggistiche molto forti, la sensazione duratura di aver viaggiato in mondi favolosi… E questo è, probabilmente, l’unico motivo che mi spinge ancora (qualche volta) a videogiocare. (Ars Ludica’s)