Molte e disparate possono essere le motivazioni capaci di indurre un adolescente a barricarsi in casa per programmare: soldi, fama, successo, donne nude, voglia di dimostrare ai propri coetanei nerd di essere ancora più nerd di loro, anche se di poco. Nel caso di Henrik Wening fu a quanto pare la necessità primaria di videogiocare con qualcosa. Qualsiasi cosa. I coin-op mangiano soldi, il che per un pratico e quadrato giovanotto tedesco con la testa a posto è inaccettabile, il videogame a km zero fatto in casa no, è più genuino e a misura d’uomo, e quindi. Almeno è quello che ho capito da un’intervista in tedesco del 2011. La Kingsoft GmbH, fondata nel 1983 ad Aquisgrana e poi maleducatamente assorbita dell’EA pappatutto una dozzina d’anni dopo, sfornava in silenzio, tenendo un bassissimo profilo, quindi senza festini, presentazioni in grande stile, party, eventi mondani, droghe, rock’n’roll – aspetti che in certi casi corrodono e segnano la fine di simili esperienze – titoli talvolta catapultati sul mercato anglosassone tramite etichette quali l’Anirog (yesss) o la Zeppelin (qui dovrei approfondire). L’originalità non era proprio il piatto forte della casa, se non era l’Interceptor Micros crucca mi sa che poco ci mancava, diversi suoi giochi prendevano abbastanza pesantemente ispirazione dai successi commerciali dell’epoca.

Su Zyron, definito come uno spara e fuggi verticale tattico (vabbè, tattico chiaramente per quanto possa esserlo un gioco del genere), chissà perché mi ci incaponii. Sarà stato per la strana palette gialla e marrone scelta per colorare i bassorilievi metallici del fondale o per la musichetta introduttiva, cupa e misteriosa, con quel basso malato mai sentito in un gioco così. O perché “tattico”, o quantomeno diverso, un po’ forse lo era davvero. Lo scrolling (ahimé, scattoso) può essere rallentato fino a fermarlo, la navetta (ahimé, legnosetti i controlli) ogni tanto atterra e passa attraverso degli hangar, però il pit stop va effettuato al pixel, altrimenti sono persi per sempre, o più realisticamente fino a quando si ripaleseranno poco dopo. Se dicessi che mi ricordo esattamente cosa si dovesse fare (è un pelo più complesso di un Uridium in verticale) mentirei, sono passati tanti anni e internet non aiuta. Sul tubo c’è solo il video di un tedesco che secondo me non ci ha capito niente, viste le velocità con le quali invariabilmente scorrazza, e un paio di brevi recensioni di riviste teutoniche dell’epoca. Secondo me bisogna passare nei tunnel dell’amore giusti (o compiere qualche azione ritenuta stilisticamente meritevole) e poi alla fine in quella teca a lato nello schermo pian piano appare l’immagine della chiave che permette di passare di livello. Oppure la maronna.

(Ah, sì, ora mi sono ricordato che cosa si dovesse fare, che faccio, modifico? Ma no, dai, mi piaceva il finale…).