Mi ha sempre colpito nella sua brutalità.

Si va subito al dunque. Hai foto? Da dv dgt? Come 6 fatta?
Sublime.

L’animale si libera da ogni costrizione, getta via con spensieratezza qualsivoglia rivestimento esterno approntato in secoli di storia, di faticose conquiste civili e di Pubblicità Progresso, tornando improvvisamente libero e ignudo.

Felice di sguazzare in fluidi primordiali autoprodotti.

Lo so per esperienza diretta.
L’esemplare maschio medio poco civilizzato – spesso acceso sostenitore del CAPS LOCK più smodato – talvolta mi contatta, spavaldamente, per motivi tuttora imprecisati. Oso immaginare che esso tenda a confondere il mio nick, tanto neutrale e asessuato, con quello di una giovane e disinibita maggiorata, maggiorenne (vabbè) e subito pronta ad avventure e abusi sessuali abusivi di ogni tipo con irsuti sconosciuti.

La chat, dicevamo.
Il mio rapporto con questa pur brillante innovazione tecnologica è sempre stato problematico. In realtà non la stimo particolarmente. Mi piace esultare, delirare all’occasione in stanze farcite di personaggi illustri e perlopiù già conosciuti, apprendere l’ingegnosa minchiata altrui, apporre in calce la mia, con i modi e i tempi di risposta che mi sono più congeniali.

La chat.
La prima volta che ne vidi una doveva essere intorno alla metà di quegli insipidi anni Novanta, in un negozietto di PC terroni (certo, assai dissimili da quelli più comunemente in uso) lontanissimo. Viaggiavo ancora su una 127 rossa, tenuta insieme più che altro dalla speranza e dalla Fede (ma non sottovaluterei il ruolo dello Spirito Santo e del presenzialista Padre Pio in tutto ciò), e mai avrei immaginato. Un Gattuso allargato, taciturno e barbuto dentro ci aprì la porta, ci introdusse alle magie. Subito le attenzioni da consumato provolatore di provincia nei confronti di un membro arcinoto della mia setta fecero la loro comparsa. Il quadrumane antropomorfo cominciò a produrre fake “per scherzo”, e con quelli prese a tartassarci da un’altra postazione, emanando simpatia. L’inganno risultava pietoso e del tutto evidente anche a un occhio poco esperto, ciononostante assecondammo inizialmente il peloso troglodita maniaco dall’alito letale, mossi dal bieco intento di poter usufruire gratuitamente dei suoi motori di ricerca (definizione altisonante che allora m’impressionava non poco).

Dopo qualche minuto trascorso a familiarizzare con i comandi della navetta iperspaziale, riuscii effettivamente a mettermi in comunicazione con un primate distante. Una serie di infruttuosi tentativi di stabilire un contatto significativo tra i nostri cerebri. Allora mi giocai l’asso, digitandogli di campionati assortiti e di Rob Hubbard (il musicista a 8-bit, non il santone cialtrone di Scientology, eh). A quel punto costui ebbe chiaramente un’erezione, non addomesticata tanto facilmente nemmeno di fronte a un chiarimento telefonico, che non ebbi la prontezza di negargli. Nonostante la voce cavernosa, baritonale, non riusciva proprio a capacitarsi del fatto che dietro lo schermo non ci fosse quell’angelica, perfetta donzella dai gusti meravigliosamente maschili – e un po’ nerd, diciamolo – e dalle tette grosse, sode e direi meravigliosamente femminili che si era autocostruito.

Fingermi fanciulla con l’intento di condurre non meglio precisati esperimenti sociologici comunque mi annoia visibilmente (già solo sostenere in maniera credibile il ruolo di ometto vagamente responsabile non è che sia semplicissimo, eh…). Lo feci solo una seconda volta, credo ai tempi della chat Microsoft con i fumetti (OK, sprizzava lameraggine da tutti i pori, ma la trovavo coinvolgente e abbastanza simpa).

Martina, la mia esile, timida creatura, messa al mondo per sopravvivere solo per poche ore, fece rapida incetta di cuori (ma immagino soprattutto di peni), senza sforzi. Ricordo in particolare un certo Salvo, mammifero incredibilmente cerimonioso, pedante e insignificante.

Per mesi e mesi dopo la conclusione dell’evento, l’ominide continuò a perseguitarla inviandole incessantemente email chiassose, infarcite di cuoricini animati svolazzanti e di virus di ogni tipo, ma recanti anche tenere, quanto sgrammaticate, affettuose paroline (peraltro puntualmente e impietosamente tritate dagli aguzzi filtri antispam).

Non sapeva che Martina, non già più in vita, non avrebbe potuto più rispondergli.