Polaroid

La polaroid. La tecnologia ideata nel 1929 finalmente muore. Non sarà più possibile polarizzare, costringere, imprigionare la luce sulle speciali pellicole di plastica, o quantomeno sarà complicatissimo farlo a prezzi umani. I lavoratori verranno licenziati, scacciati a calci in culo. È un altro piccolo, grande, importante pezzo di Novecento che se ne va. Ma anche no. Le polaroid le usava mio zio, quello coi baffi, il classico zio dall’aspetto sempre sudaticcio inaffidabile pecora nera imbranato della famiglia che gli tremava la mano, e le foto che scattava facevano veramente, ma veramente ribrezzo. Ok, le polaroid le usava anche Andy Warhol, e Robert Mapplethorpe, ed Helmut Newton. Le apprezzavano come modo più semplice ed educato per immortalare un momento, per fissare un’idea, per la speciale riservatezza che circondava l’atto artistico e spesso anche sessuale insieme, per l’incomparabile velocità nello sfornare piccoli, delicati, silenziosi capolavori. Le polaroid costano quindici euro (se ti dice culo) per una cartuccia da dieci foto, però sono indie e alternative, e forse anche eque e solidali, un po’.