A.Guandalini – Wrecked Bus/Pulmino sventrato

Ricordo decentemente il pomeriggio di qualche decennio fa, ero indifeso e già intuivo grossomodo. Cossiga, prontamente eletto + ripetizione terapeutica del nome. Mentre lo stesso non poteva dirsi di Gianlucalogatto (nome di fantasia per tutelare la privacy, oppure no) che invase casa mia quel giorno, imprevisto con i suoi rumori, sgradito con i suoi odori, per trascinarmi fuori senza un perché, c’era il sole che mi picchiava, forte. Non il biliardino, non il subbuteo, non le macchinine da tirare contro il muro (la mia smisurata collezione, radiocomandata dalla fantasia). Nel Giardino di Gianni, il teatro fantastico dove si svolgevano gli inseguimenti umorali ai licantropi, con un altro ragazzino molto mobile, che soleva cacare in giro, con baldanza all’Expo, fantasioso e talvolta braccato da cani più grandi di lui. Una volta calpestate le erbacce, attraversato il campetto in disarmo, salutati gli autobus fermi distrutti tra gli eccessi del piromane, saremo sul ponte, noi due rimpiccioliti ma festanti, corpi estranei inseguiti dai genitori. Si mise a scagliare giù pietre, pezzi di mondo che non capiva o che non condivideva, precursore degli eventi, dei sassi dal cavalcavia, per distruggere gli automezzi nemici, invasato e inconsapevole. Il televisore intanto era acceso, e così lo lasciammo, insensato, a urlare ancora: «Francesco Cossiga, Francesco Cossiga, Francesco Cossiga, Francesco Cossiga…», fino allo sfinimento. Qualche sentinella sullo sfondo, armata di uncinetto, giaceva impietrita.