Il papà porta Pier Gino allo zoo, a vedere le foche. Giunti davanti al recinto, Pier Gino è entusiasta dei loro baffi, molto pronunciati, dell’abilità con cui si scambiano la palla, facendola roteare, ecc. Tutto è così festoso e colorato, e, siccome le foche sono lontane, il papà afferra Pier Gino e lo spinge attraverso la recinzione, per vederle meglio. Sempre di più, sempre un pochino più all’interno, finché le foche non sono più così affabili e zuzzurellone, si avventano su Pier Gino, presto è sbranato. Responsabilità, rimorsi crudeli. Enorme responsabilità del padre che fugge via, spaventato dalle Sanzioni (lo inseguono con gambe e occhi infallibili). Un bar, una bevuta. Poi torna. Nel ritorno le mani gli tremano gli si spostano i pensieri, sbatte in continuazione contro le altre macchine sui muri contro gli uomini. Pensa a come trovare le parole davanti alla moglie muta, severa, implacabile aguzzina. Salta strade giardini palizzate, scavalca il vecchio Biagio che stava già iniziando a parlare di campionati come una radio ininterrotta. Solo allora rallenta, percorrendo millimetri. Infine, giunge a casa, dove l’assenza di Pier Gino non si sente, anzi, i bambini sembrano centuplicati e fanno festa. Gli fanno festa e scivolano su e giù per le sue pareti imbarazzate, è un unico blocco. Scolorisce alla vista della moglie, indaffarata in cucina, ma che trova il tempo per coccolarlo, gli infila le pantofole, con amore. Erano venuti i nipoti dalla lontana Saturlonia per trascorrere un paio di settimane a casa loro. Mentre accende la televisione ne trova alcuni appiattiti in un angolo del salone a sfogliare le interessanti riviste di fotografia e di alpinismo.

Foche
Elliott Erwitt – Valdez Peninsula, Argentina, 2001