Forse ha ragione Allegri. Il calcio è un gioco (per certi versi) semplice. Dopo le grandi vittorie e le grandi sbornie (specie se inattese, specie se sei l’Italia, che ha strutturalmente un gap da colmare con le altre big, che di solito giocano meglio – Spagna –, hanno più qualità – Francia, la stessa Inghilterra, ma molta era trattenuta saggiamente in panca dall’utile idiota Southgate, questo restando solo all’Europa –, ecc.) perdi quella fame speciale che ti ha portato a ottenerle. Lo 0-1 contro la squadretta che si è soltanto chiusa tutto il tempo, e con magari il tizio sconosciuto che azzecca la combo della vita tra controllo e tiro, è un classico senza tempo del giuoco del pallone. Può capitare, specie in periodi di scarsa brillantezza e se davanti il meglio che hai è Immobile, che all’estero è conosciuto più per quella simulazione col Belgio che per le sue doti da attaccante. (Sì, ovvio, Scamacca, ma pare fosse infortunato). Aggiungo che Immobile è buono negli spazi aperti (e in Nazionale questo manco l’ha fatto vedere). Se giochi contro squadre così chiuse, come Macedonia o Irlanda del Nord, c’è poco da costruirgli intorno: semplicemente non serve, come si è ripetutamente visto, a un cazzo.

L’errore vero di Mancini è stato comunque quello di mandare Jorginho sul dischetto (o almeno non acciuffarlo per la maglietta mentre si stava avviando, come da meme di Chiellini con Saka) dopo due errori pesanti di seguito, con la flebile e risibile motivazione «se se la sente è bello, è giusto che tiri» e luoghi comuni o boiate del genere. Boiate che ottengono al momento tanto populistico e deamicisiano consenso ma hanno purtroppo il grave difetto di non trasformarsi in reti decisive utili per andare ai Mondiali. Questo quando anche il mio gatto da casa aveva intuito in largo anticipo che (specie contro un Sommer straconvinto contro il quale aveva già sbagliato e che gli rendeva psicologicamente la porta piccolissima) avrebbe fallito again and again. L’errore più citofonato dell’intera storia del calcio.

Ah, per quelli che avevamo un girone ridicolo e bisognava vincerlo per forza con le mani legate dietro la schiena: nope, non funziona così. Non era un girone di ferro, ovvio, ma la Svizzera non è più quella di un tempo che vi raffigurate: attualmente è una buona squadra che può creare difficoltà, e, statistiche e tutto alla mano, avremmo meritato di vincere sia all’andata sia al ritorno: non è che se una volta ci hai vinto 3-0 (hint: ricordo le dinamiche dell’Europeo itinerante per cui noi il girone l’abbiamo giocato fisso in casa, loro andavano e venivano dalla Culonia) allora sarà sempre così. Non elimini la Francia se sei una squadra di pellegrini. Questo non per giustificare Mancini: ovviamente, considerato che avevi anche la prova d’appello, eravamo tenuti a qualificarci, e questo è un flop decisamente peggiore di quello di Ventura, che aveva contro Spagna e Svezia, oltre a una rosa più scarsa, ma per puro amore dell’approccio razionale e obiettivo alle cose. (Sì, con la Svezia giocammo molto peggio, ma insomma, quella è una nazionale che negli ultimi anni ha dato un sacco di filo da torcere a chiunque, la Macedonia all’ultimo Europeo è stata presa a pallonate).

Per quanto riguarda quello che dovrebbe fare la FIGC. Veramente pensate che la differenza la faccia la A a diciotto squadre, che al massimo ti evita l’antiestetica visione delle partite con la Salernitana o il Crotone di turno (e verosimilmente i club faranno più amichevoli posticce per fare cassa)? O il blocco degli stranieri (peraltro di complicata se non impossibile applicazione per ovvie ragioni) come se fossimo negli anni Settanta o Ottanta? Se hai fatto quasi quaranta risultati utili consecutivi di recente vuol dire che la vittoria dell’Europeo non può essere venuta solo per mero culo, ma che c’è qualcosa di molto valido, nonostante tutto, alla base del movimento, anche se naturalmente quello è stato, è innegabile, un fattore importantissimo. Insomma, le valutazioni umorali ed emotive, o quelle dettate dalle proprie personali preferenze “cosmetiche”, dubito aiuteranno.

A me pare evidente che, prima o poi, dobbiamo cominciare a pensare di colmare – agendo a livello di scuole calcio e vivai – quel summenzionato gap qualitativo, tecnico, soprattutto, di base che esiste con le altre big del pallone. Le quali sfornano tutte con continuità – perfino il Portogallo, allo stato attuale, visto che da questo lato ci è superiore in ogni zona del campo – talenti più fulgidi dei nostri (parlo in particolare dei loro picchi: noi abbiamo tantissimi giocatori “decenti” che possono far parte della rosa, e infatti ai nostri selezionatori com’è noto questo dettaglio non sfugge, ma in campo purtroppo ne scendono solo undici; ed è parecchio che da noi non esce un Roberto Baggio, o anche “solo” un Totti o un Pirlo… Si menziona spesso la Nazionale di inizio 2000, che, a parte arbitraggi e biscotti, ha avuto la sventura di essere allenata da un Trapattoni ormai “fuori tempo massimo”, ma è una concentrazione di talenti che si vede poco spesso da queste parti; e poi io intendo che ci dovrebbe essere di base proprio più gente capace con la palla tra i piedi, perché è una caratteristica imprescindibile nel calcio moderno, nel quale tutti gli elementi, persino il portiere, sono chiamati a partecipare attivamente e continuamente alla manovra, sono coinvolti e sono tenuti ad avere un po’ di visione e di capacità di lettura del gioco; per cui il tanto citato – come esempio del periodo d’oro – Inzaghi, pur eccezionale in quello che faceva, non risponde precisamente alle caratteristiche che auspico e non so se oggi brillerebbe con la stessa intensità). Gap che storicamente riusciamo a colmare con la tigna, con la già menzionata particolare fame che siamo in grado di attivare in alcuni momenti e con quella nostra speciale cura riposta nella fase difensiva (è una roba che proprio “abbiamo nel DNA”, che torna utile pure quando abbiamo un’impostazione nettamente più propositiva del solito, come nell’Europeo del 2012 o in quello scorso; ricordo sempre che il giuoco del calcio tende nettamente a premiare chi riesce a difendersi, e noi, sornioni, abbiamo notato questo dettaglio e opportunisticamente lo sfruttiamo).

PS A proposito di qualità, da romanista non posso cogliere l’occasione per sottolineare l’ovvio e il già sottolineato da tutti: da quando si è rotto Spinazzola abbiamo vinto solo contro la Lituania e nella finalina per il terzo posto della coppetta contro il Belgio.