Cominciamo pure a esplorare il parco titoli del Gamate con questo Witty Apee. Cosa sarebbe ora il Gamate, ma stiamo scherzando. Trattasi di imitazione economica del Game Boy creata dalla Bit Corp. di Taiwan. Vide la luce nel 1990 e pare che l’Italia sia stato il Paese nel quale ebbe maggior diffusione – probabilmente perché la GiG ci puntò sopra, investendo in pubblicità e cercando credo di dare ai giochi una limitata parvenza di “localizzazione”, notare le virgolette, per il nostro mercato – anche se all’epoca ammetto che non me ne accorsi tantissimo. Il gioco qui in esame sembra condividere lo stesso personaggio con Bomb Blast, un clone di Bomberman inflitto a questa stessa console portatile. Witty Apee, pur anch’esso dall’apparenza sciatta e dimessa, incontra maggiormente i miei favori rispetto all’altro titolo. Si tratta di un semplice platform a scorrimento ambientato in scenari dalla grandezza limitata (i livelli si svolgono più che altro in verticale). Una volta raccattati tutti i frutti o gli oggetti o gli sgorbi che vanno trovati, appare in un punto prefissato che varia di stage in stage un ulteriore, indecifrabile sgorbio, una specie di rombo grigio, impattando il quale si viene promossi al livello successivo. Un aspetto negativo è la lenta panoramica dell’intero ambiente che tocca sorbirsi a inizio livello (non mi pare si possa saltare). Un altro sono i controlli: come in titoli quali Space Panic o Lode Runner, è possibile creare magicamente delle buche in certe sezioni di pavimento, e farci cadere i nemici (che non paiono particolarmente intelligenti, anzi; spicca, per folklore, la presenza di numerosi e impediti cani). Oppure possiamo utilizzarle noi stessi per accedere più velocemente alle sezioni sottostanti. Un aspetto rinfrancante è che le cadute, anche da altezze considerevoli, vengono assorbite con nonchalance dal nostro ometto, che però non ama rimanere intrappolato nelle summenzionate buche, accadimento che gli risulta letale. Ah, sì, il sonoro. Si può scegliere all’inizio tra due musiche, ugualmente assordanti.

Zompate pure a 15:58 per la partita meno peggio.

Witty Apee dà l’idea di essere abbastanza interessante in quanto nei livelli successivi dovrebbe sempre più fare la sua comparsa una certa componente puzzle, per cui il gameplay dovrebbe diventare qualcosa di più del semplice «prendi le robe che trovi e passa il livello», ma si renderebbe necessario un certo ragionamento. Per esempio capire in che ordine raccattare i frutti per poter arrivare incolumi alla fine del livello. Purtroppo le suddette difficoltà di controllo – in pratica fare le buche dove si vorrebbe è un’operazione che non sempre riesce a modino – mi hanno impedito di superare un particolare passaggio (perché credo si debbano creare rapidamente delle buche in successione, evitando che si richiudano e ci intrappolino, ma tra il dire e il fare…). E quindi di capire quanto in realtà questa componente puzzle sia effettivamente presente e sviluppata andando avanti nel gioco, o se si tratti più che altro di una mia suggestione dovuta alla naturale simpatia che provo per questo oscuro titolo e alla mia insana voglia di salvarne in qualche modo la reputazione postuma. Non escluderei del tutto nemmeno l’ipotesi che il punto che non sono riuscito a passare sia davvero insormontabile (questo perché tanti giochi all’epoca uscivano bacati e con passaggi insuperabili: figuriamoci se non è possibile una cosa del genere su una piattaforma come il Gamate, caratterizzata dagli sfacciati cloni spesso confezionati senza andare troppo per il sottile, avendo in mente soprattutto l’idea di fare mucchio per dare alla macchina un parco titoli numericamente decente che coprisse un po’ quello che andava coperto). Oh, poi magari è facilissimo e si fa in un altro modo che non mi era venuto in mente, non è che ci abbia giocato chissà quanto. In conclusione, è un giochino che ho preso vagamente a cuore, ma che non mi sento di consigliare in quanto evidentemente raffazzonato (basti pensare alla AI; peraltro il sistema di punteggio ha quel classico difetto per cui conviene ripetere i primi, facili livelli fin quasi alla fine e morire lì, facendo incetta di punti, piuttosto che rendersi protagonisti di un cammino senza macchie verso le fasi più avanzate).