1) Simulo adrenaliniche partite immaginarie di calcio, calcetto, calciotto, calcio saponato, rollerball, sci nautico, volley con accoppiamenti, lancio di Giuliano Ferrara e altre attività agonistiche olimpioniche, tramite l’ausilio delle sole nude dita. Ora lo faccio più raramente.

2) Esamino famelicamente tutte le edicole italiane e il loro contenuto, scansando allegati sempre più ingombranti e dotati di vita propria, collezioni di angioletti di porcellana e dei pompieri, calendari e statue sanguinanti di Padre Pio a grandezza naturale, e leggendo disinvoltamente, a sbafo, le varie recensioni, ecc. Fino a quando l’edicolante interrompe i miei sogni conducendomi con modi agresti al settore pornazzi, pensando che stia cercando quelli. Non lo faccio praticamente più, però.

3) Rovisto, in modalità altrettanto primitiva, stipetti e armadietti alla ricerca di peperoncini, sale (meglio se grosso), steccone di cannella, liquerizie e altre leccornie che amo ingurgitare in libertà, nonostante le papille gustative. Anche quest’insana abitudine sta purtroppo cadendo in disuso, dopo lustri e lustri di onorato servizio.

4) Una volta in campeggio feci orienteering – così dicono – in coppia con un timido ragazzone siciliano (altrettanto inetto, se non peggio) e arrivammo ore dopo la conclusione della festa, mentre gli altri di solito trovavano la soluzione con modi spicci. Perfino l’animatore turistico – in verità inguardabile – si era dimenticato della nostra esistenza, dei suoi doveri. Negli FPS giro in tondo, chiedendo informazioni a poligoni normalmente destinati al macello. Sono pertanto assolutamente incapace di ricordarmi le strade delle città nelle quali abito. Ogni volta che riesco a tornare a casa sano e salvo accendo un cero a un santo estratto a caso dall’apposito elenco.

5) Appena ne ho la possibilità, do vita a pupazzetti stilizzati, omini atroci alquanto disumani – impegnati nelle attività più snodabili e schizofreniche – su qualsiasi superficie a disposizione, incurante di eventuali impedimenti di natura tecnico-morale. Una volta finii per ricoprire l’intera parete della stanza nella quale ero confinato (che ho staccato e mi sono diligentemente portato appresso, impacchettandoci altri artefatti).