M’immagino le riunioni alla Bit Corp.: «Abbiamo copiato qualsiasi sottogenere presente sul mercato affibbiando di solito ai nostri giochi risibili nomi generici e goffi, a livello quasi della SIPE dei tempi d’oro (che so, Pang, in uno slancio di fantasia, l’abbiamo chiamato Boom, Breakout/Arkanoid è Enchanted Bricks). Ma va benone così perché questa è la nostra linea, potete essere fieri del vostro lavoro. Tenete, portate questo pacco di leccornie alle vostre famiglie. Dentro c’è tra l’altro uno speciale panettone che speriamo gradiret…» «Ma capo, un momento. Innanzitutto qua siamo in Asia e ho i miei dubbi su quanto possa tirare il panettone (e il pandoro è molto meglio, a essere sinceri). Inoltre il sottosottogenere carinoso e pacioccone alla Parodius risulta ancora clamorosamente scoperto. Se vogliamo dircela tutta, per sfondare in Occidente è necessario puntare di più sul gatto, un animale molto amato da quelle parti. Sì, pure in Giappone, ma qua siamo a Taiwan e… meglio non approfondire e non dare retta a certi beceri luoghi comuni. Sul mercato italiano, quello dove in assoluto andiamo meglio, il gatto tira molto, specie nella zona di Vicenza, mi è parso di capir…». «Non dica una parola di più. Che clone cartoonoso di Parodius con protagonista un gatto bello paffuto e pelosotto sia (ovviamente il felino deve avere un nome altisonante che contrasti con la sua soffice rappresentazione, allo scopo di creare un effetto spiazzante… Ahr, ahr, che sagaci che siamo)».

La partita meno tragica comincia a 1:12.

Hannibal è sorprendentemente buono in quanto a realizzazione artistica. Anche la musichetta all’insegna del disimpegno più miciosamente giocherellone è da promuovere (sempre considerando che dal Gamate non penso possa uscire la Nona Sinfonia, a meno che Tim Follin non abbia del tempo libero per dedicarcisi). La fiducia riposta nel titolo si nota anche dalla quantità di opzioni messa a disposizione: numero di cuoricini di partenza (livello di energia), possibilità di inserire password, ecc. Nulla di sconvolgente in assoluto, sia chiaro, ma mediamente i giochi del Gamate sono più spartani sotto questo aspetto. Certo, dal lato tecnico bisogna chiudere gli occhi sull’allucinante scorrimento dai contorni quasi tellurici e sui rallentamenti eccessivi quando c’è troppa roba sullo schermo. Cioè direi molto spesso. Resta comunque chiaro come si tratti di un titolo piuttosto ambizioso per le capacità e il target della console, cosa che si nota anche dai nomi degli autori ai quali è dato insolitamente rilievo in apertura. Purtroppo è il classico gioco che non decolla a causa di banali, evidenti caratteristiche che vanno a inficiare il gameplay. Il nostro gatto che improbabilmente e isidorianamente svolazza qua e là con tutta la sua trippa batuffolosa sarà anche decente da vedere, ma è semplicemente troppo grande per la ristretta area di gioco che il Gamate può mettergli a disposizione. Inoltre, fin da subito lo schermo è abbastanza zeppo di elementi, e perdere una vita toglie anche i power-up (selezionabili dalla tradizionale barra in basso, presa di peso appunto da chi immaginate). Mettiamoci anche che dal punto di vista cromatico e della “leggibilità” risulta complicato individuare al volo tutti i potenziali pericoli, come, ça va sans dire, sarebbe strettamente necessario in questo genere di titoli («Quello sbuffo di fumo ci danneggerà? E quanto? Oops!»). Nelle partite del video sono schiattato tutte le volte prematuramente presso una coppia di vulcani che proiettano incessantemente robaccia sullo schermo. Sospetto proprio che sia necessario affrontare questa fase belli corazzati con qualcuno dei power-up (l’ombrellino? forse, ma non pare così efficiente… la bolla, allora?). Come detto, però, rimanerne sprovvisti pare troppo semplice, e anche riuscire a selezionare il potenziamento giusto mi è sembrato nel concreto più facile a dirsi che a farsi. Ma magari mi è sfuggito qualcosa. In ogni caso, tenere d’occhio le frenetiche vicende della barra sottostante, col gatto panzone che rischia di urtare elementi poco visibili qua e là, forse è chiedere un po’ troppo. Poi, certo, nella vita e nei videogiochi ci si abitua a tutto, ma diciamo che non fa venire proprio la voglia di farlo. Chiaramente ci saranno probabili rimandi a qualche situazione presente in qualche gioco simile (o, dato il titolo, questo potrebbe essere il secondo episodio di qualche saga conosciutissima in tutta Taipei e palazzine limitrofe). In definitiva, un gioco da provare – specie se ammirate i cute ‘em up e considerando il livello medio del parco titoli del Gamate – vista la buona realizzazione teorica. Magari nel vostro caso scatta quella scintilla che nel mio, pur da ultrà gattaro sparacchiatore, no.